Pornoletteratura (Tutta la maledetta verità su Escobar)

On 17/10/2012 by alecascio

Entra nella mia camera in punta di piedi cercando di soffocare sul nascere ogni strepito, ed è stupido da parte sua poiché è evidente che posso vederla. Un camion che sfreccia in una cieca corsa su un’autostrada è tale anche se non fa rumore, se così non fosse i sordi al volante sarebbero immuni da incidenti. Mi prende proprio mentre, completamente nudo, sto dialogando con il mio dessert: uno sherry con ghiaccio, un solo cubetto per arricchirne l’estetica senza alterare il sapore. S’infila sotto le coperte e senza chiedermi il permesso, me lo stringe tra le mani e comincia ad accarezzarlo, a lisciarlo come fosse un barboncino. Lo afferra a mano piena, libera il dito indice e lo attraversa in altezza giocando con l’estremità superiore e bagnandosi la mano del mio miele. Si spinge a me, mi bacia il collo, ho un sussulto e mi ritrovo fradicio.
“Smettila di accarezzare il mio sherry, fammi una sega se proprio vuoi tenere le mani occupate” le dico.
Poso il bicchiere sul comodino e con un clinex cerco di togliermi di dosso l’alcol: se solo avessi una costola in meno, me lo leccherei via dall’ombelico senza lasciare che neanche un goccio andasse sprecato.
“Perché sei qui? Ti avevo detto che odio dormire con le donne”.
Io che dormo sono troppo vulnerabile per gestire le situazioni che, se andassero a dormire anche loro, mi toglierebbero otto ore d’incubi e al risveglio partiremmo alla pari, ma invece le situazioni si cibano della tua assenza e crescono quando sei assorto e incapace di compiere le azioni necessarie per amministrarle.
Mi si avvinghia come un rampicante a una ringhiera, fonde la mia pelle con la sua e “guerre” mi dice, “povertà” mi dice, “c’è troppo dolore per dormire in camere separate”, mi dice.
Adesso mi servirebbe quella sega, giusto perché la trovo poco impegnativa e con semplicità si ottiene lo stesso risultato di un missionario: mi servirebbe tutt’al più per recidere il rampicante.
“Quando credi che durerà per te tutta questa sofferenza?” mi domanda come se fossi un oracolo.
“Qualche decina d’anni”.
“E poi?”
“Poi morirò”.
E tutto cesserà quando morirò, mi resterà in bocca il sapore dello sherry e delle sue labbra, tutto il mio Inferno per l’eternità avrà quella indescrivibile fragranza. Non appena chiudo lo afferra con forza, lo stringe, lo vuole solo per sé, va giù con la testa e con la lingua ne tasta il sapore.
“Posa questo dannato bicchiere” urlo, “o prenditene uno dal bar”.

A.Cascio – Tutta la maledetta verità su Escobar, La relatività dei mali del mondo

La porta è aperta. Entro e vedo Frank avvolto in una nuvola di fumo, tiene in mano un bicchiere mezzo vuoto e ha il viso di una bionda tra le gambe.
“Sei in ritardo” mi dice con tono ansimante.
“Scusa, colpa del traffico”.
“Un ingorgo, ragazzo?”
“No, una compravendita di eroina tra Colombiani e Paki”.
Mi indica un angolo e mi chiede di sedermi che lui ha quasi finito.
“Non potresti dire alla tua puttana di tornare domani?” chiedo impaziente di parlare d’affari.
“Non chiamarla puttana” risponde muovendo la mano come a seguire le note della sinfonia che la donna sta suonando col suo clarinetto, “è grazie a gente come mia moglie che la felicità è possibile. Un uomo ha bisogno di tre sole cose per vivere bene: un whisky, un buon sigaro e una donna che glielo succhia, ma è un problema trovarne una che si senta realizzata a succhiarlo ad un uomo col sigaro in bocca e un whisky nella mani perché alla donna servono tre cose per vivere bene: un paio di scarpe, un bel vestito e un uomo che paghi i loro conti. Ovviamente è impossibile trovare un uomo che si senta realizzato pagando i conti di una donna ben vestita, così, dopo anni di conflitti, io ed Helen abbiamo trovato una soluzione: lei mi concede i suoi servizi i giorni pari e io le concedo i miei soldi i giorni dispari”.
Si alza la patta e posteggia la sua Helen sul divano, poi barcolla fino al mio cospetto e mi dice: “Io sono un uomo felice, Shaun, perché ho trovato l’accordo perfetto, quello che ti fa sentire un Dio rammentandoti di essere solo un servo, che ti fa sentire una signora ma che ti ricorda che il passo per tornare una battona è breve.”
Non è quello che io definirei un uomo felice, ma lo stesso mi dice che: “La felicità più godibile è flebile e distruttibile, ragazzo”.
La donna non sembra disturbata da quel sermone ripetuto ad alta voce, mastica ciò che resta dello sperma del marito rimastole tra i denti e dopo aver preso in mano un libro di Fante, si assenta come se tutto quello non la riguardasse.
“Allora” chiedo, “domani andremo dai Colombiani o devo fare tutto da solo?”.
Frank spegne il sigaro e ne taglia l’estremità bruciata.
“No” risponde, “domani sono a fare shopping!”

A. Cascio – Tutta la maledetta verità su Escobar, episodio secondo

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