Il Papa su Twitter, mia moglie Bea e il pacco di Natale

On 04/12/2012 by alecascio

Una delle interpretazioni dell’apocalisse presagita dai Maya riguarda “il cambiamento”: il 21 Dicembre non ci sarà la fine del mondo, ma la terra sarà invasa da una nuova consapevolezza che la renderà libera. Come avviene ad ogni avvenuta libertà, gli uomini avranno bisogno di un posto dove andare per dare un significato alla propria vita e per molti sarà l’inizio di una ricerca mai intrapresa, per altri la fine.
Il Papa si iscrive su Twitter. E’ l’idea geniale di chi forse ha cercato di favorire la caduta dell’impero ecclesiastico, di un illuminato che è riuscito a convincere i prelati con una discussione brillante sugli scenari futuristici della nuova chiesa e a ingannare i vescovi col suo parlare forbito.
Ogni minuto arrivano migliaia di Twitter al Papa, sommati fanno milioni d’insulti, di prese in giro, di battute che denigrano Benedetto XVI e la chiesa in tutte le lingue.
Ciò che più mi spaventa non è questo, il cambiamento era inevitabile, la caduta della chiesa lo era, ciò che mi spaventa è il modo in cui si porrà d’ora in poi un popolo senza Dio nei confronti di un popolo con un Allah vendicativo e giustiziere che giorno dopo giorno si è infiltrato nella nostra società invadendo pacificamente i nostri territori. Perchè se non hai nulla in cui confidare per sconfiggere la paura della morte o ci si attacca a tutto o si attacca tutto.
Quindi togliete i pilastri alle cattedrali, smontatele mattone per mattone se volete, ma non per distruggere ideali di pace, ma per liberare finalmente Dio, perchè la totale assenza di percezione divina è devastante per l’umanità, sia per il singolo che per il collettivo, più di qualsiasi altro cataclisma. Il passaggio da un credo a un altro deve avvenire con amore, con la logica del cuore e della mente se si vuole che sia un passo avanti, altrimenti è solo un passo indietro e l’insulto se ci dev’essere non dev’essere fine a se stesso, ma deve creare pensiero, idee nuove. Il passaggio, come ogni passaggio della vita (da adolescenza a maturità, da maturità a vecchiaia) dev’essere accompagnato come ciotoli su acqua che scorre, non dev’essere valanga.

Alessandro Cascio
L’altro giorno a una festa ho rivisto molte persone che sono cresciute con me e altre che sono cresciute senza di me e di cui non conoscevo neanche l’esistenza. Ho capito di essere diventato grande. Così stamattina ho chiamato la ragazza più bella che conosco nel globo e che vive dall’altra parte del mondo, quella che più di tutte mi ha detto “ti amo” sinceramente e le ho chiesto di sposarmi perchè voglio mettere su famiglia.

“Sì, ma devi venire tu a Santo Domingo”, mi ha detto.
“E vivere nella tua casa in riva al mare, in mezzo alle palme di cocco, circondato da gente che balla e suona l’ukulele bevendo sangria e punch sotto il sole tutto l’anno?”
Certe donne sono così, se vuoi un figlio da loro, se vuoi che loro ti diano una vita, devi prima dargli la tua, è una specie di patto col diavolo alla Robert Johnson, una compravendita d’anima che molti finiscono per accettare.
“Non credi che sia pretendere troppo?” le ho chiesto, ma non ha voluto sentire ragioni.
Io non sono uno che vuole chissà cosa dalla vita, sapete. Dicevo l’altro giorno a due miei amici, uno un noto musicista italiano e l’altro meno noto ma uno dei migliori che abbia mai visto in vita mia che se dovessi morire oggi sarei felice perchè ho vissuto intensamente la mia vita come pochi, passando momenti che pensavo esistessero solo nei film.
Insomma, vi siete mai trovati in un covo talebano con una pistola puntata alle palle a migliaia di chilometri da casa? Io sì. Avete mai nuotato con gli squali senza saperlo nei mari africani? Io sì. Avete mai mandato a quel paese Jake Blake degli Alabama 3 in una bettola di New York o lottato con Maxim dei Prodigy per non permettergli d’impossessarsi del vostro scaldamuscoli? Io sì. Vi siete mai guadagnati da vivere suonando in una metro? Io sì. Siete mai entrati in un ristorante ordinando tutto a volontà coscienti di non avere una sterlina in tasca? Io sì. Avete mai fatto l’amore con un’inglese, una francese, un’italiana, una giapponese, una tedesca, un’africana, un’americana, una brasiliana, una spagnola, una portoghese, una canadese, una ceca, una rumena, una polacca e una tossica di Trapani? Io sì. Avete mai passato la vita nell’immaginario considerando la realtà una pausa? Io sì. Vi siete mai piegati così tanto da riuscire a darvi piacere da soli con la lingua? Io no, ma se ci siete riusciti, ditemi come si fa. E non dite cazzate, tutti da piccoli ci abbiamo provato.
Quello che mi manca è un bambino però. Come disse Heath Ladger prima di ammazzarsi: ora che ho avuto un figlio posso anche morire. Io non posso morire invece, non senza avere ultimato l’opera, ovvero seminare altra follia per il mondo con dei discendenti.
Mio figlio si chiamerà “Banderas”, mi è sempre piaciuto come nome, se uno si presenta come Banderas ha tutte le porte aperte, la gente gli fa l’inchino, la malavita lo lascia in pace per paura che possa scatenare una guerra. La mia futura moglie vorrà chiamarlo Esteban o Juan come suo padre e suo nonno perchè nella Repubblica Dominicana si usa così, del resto mio padre si chiama Antonio e anche mio nonno si chiamava allo stesso modo, quindi è probabile che il bimbo si firmerà Esteban Juan Antonio Banderas Cascio quando dovrà compilare il modulo di dimissioni della clinica. Se mi nasce uomo sarà un narcotrafficante, se mi nasce checca sarà un travestito e batterà i marciapiedi, con un nome così non puoi fare altro nella vita.
Bah, sto divagando.
A.Cascio

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