Regole fondamentali di neurolinguistica

On 06/12/2012 by alecascio


Non riesco a comunicare con la gente, sono misantropo o quelle cose lì insomma, per questo frequento un corso di neurolinguistica.
Sto imparando, ci vuole tempo ma sto imparando. Per esempio ho appreso un’importante regola ieri sera, mai iniziare una conversazione con:
“Sai, oggi ero a casa nudo a masturbarmi in cam con una rumena senza tette quando a un certo punto, poco prima di venire ho pensato …”.
Non è il modo migliore, in giro c’è ancora tanta gente poco ferrata con le nuove tecnologie, meglio il caro vecchio “come stai”, è più facile con quello prendere il ritmo giusto per proseguire il dialogo.
Ho incontrato un vecchio amico l’altro giorno, all’inizio non l’ho riconosciuto, ma poi quando mi ha detto chi fosse ho finto di conoscerlo e siamo rimasti a chiacchierare un po’ tra un whisky e quell’infantile beverone alla fragola che s’è preso lui.
Mi dice: “E’ da tanto che non ti vedevo in giro, dove sei stato?”
Una delle regole fondamentali della neurolinguistica è: quando ti pongono una domanda, non rispondere vagamente, ma argomenta la risposta aspettando che sia l’interlocutore a interromperti con un parere o una storia personale legata alla tua.
Così gli ho raccontato un po’ delle mie cose, roba di routine giusto per rompere il ghiaccio come fidanzarsi con una dominicana, sniffare sull’ombelico di una modella e bere Stock84 dalla sua fica, scrivere romanzi thriller a sfondo religioso, fare la fila per riscuotere assegni da un editore americano, andare a mangiare fuori con i cantanti di X Factor, scoparsi una produttrice cinematografica, prendere a pugni chi ti taglia la strada mentre torni a casa, farsi una foto nudo per una rivista di tatuaggi portoghese, convincere un’amica scema a farmi passare alla dogana belga duecento grammi di skunk infilati dentro un pacchetto di caffè ricoperto di cera o studiare neurolinguistica da un allevatore di serpenti.
“E tu?” chiedo per prendere fiato: “Come te la passi?”
“La vedi quella tipa?” mi risponde.
“Quale, quella con la camicia rossa che sembra uscita da un porno color climax?”
“Sì” mi dice, ma ha cambiato di tono, “quella è mia moglie, sono sposato”.
Una delle regole principali della neurolinguistica è: mai fare apprezzamenti su cose o persone non introdotte dal vostro interlocutore.
“Bella donna” gli dico, ma ho sbagliato la tempistica, “sembra in gamba, posata. Andate d’accordo?”.
“Abbastanza sì”.
“E il sesso con lei, come va?”
“Ah, è mondiale”
“Ci date giù di brutto?”
“No, lo facciamo una volta ogni quattro anni”.
Fragola, come fa a bere quella schifezza alla fragola. Si porta il bicchiere alla bocca, beve due sorsi e poi mi dice che:
“E’ con un’amica, provo a farvi legare se vuoi”.
“Lascia fare a me, ci so fare con le donne”.
“Con quella o è troppo o troppo poco. Quanto ci sai fare?”
“Non ti dico altro, ma ogni volta che fumo una sigaretta per rilassarmi ho bisogno di prendermi una pausa scopata”.
Le vado incontro e l’abbraccio spalmandomi quel suo seno grosso e sodo sul mio petto ricoperto di maglieria scadente: “Piacere, tanto piacere”.
“Piacere” risponde lei imbarazzata ma sorridente come il Dalai Lama dopo la sua dose giornaliera di Xanax.
Le parlo come se il pensiero fosse lampo e la voce fosse tuono, cercando di non rovinare la conversazione con una sparata delle mie.
Sono stanco come un cammello senza gobbe che ha appena attraversato senza zoccoli un deserto senza oasi. Il contatto con la gente mi sfinisce. Sono un orso, un solitario, un asociale e come diavolo si dice quando pensi che le persone siano tutte ristampe di vecchi libri già letti. Pensavo che studiando sarei riuscito a migliorare la mia capacità di dialogo, a reggere i discorsi con minore tensione, a sbalordire e invece mi ritrovo con dieci dita di alcol trattenuti a stento da una mano con sole cinque dita.
Torno a casa vuoto come una botte di vino nella cantina dell’ubriacone del villaggio, accendo il mio pc e comincio a scrivere la storia di un tizio che rapisce Michael Jackson e lo stupra incessantemente nel camerino del suo locale di Ananheim.
Nella pausa vado s’uno di quei siti per pervertiti che ho tra i preferiti e contatto la mia Katinka.
Com’è bella, come ride bene, sogno di rapirla e portarla via da quel suo letto pieno di cianfrusaglie erotiche per vivere per sempre come una vera coppia.
Mi tiro fuori l’uccello e le parlo senza le mie solite regole oratorie. Ma dopo le sue prime parole, dieci delle quali sono insulti, rimango di nuovo solo. E’ la storia della mia vita.
Non riesco a comunicare con la gente, sono misantropo o quelle cose lì insomma, per questo frequento un corso di neurolinguistica. Sto imparando, ci vuole tempo ma sto imparando. Per esempio ho appreso un’importante regola ieri sera, mai iniziare una conversazione con una rumena senza tette dicendole:
“Sai, oggi ero al bar con una splendida italiana prosperosa quando, mentre le guardavo l’enorme scollatura ho pensato …”.
La neurolinguistica è chiara: perfino le puttane hanno bisogno di un complimento ogni tanto. Perchè è così difficile parlare con la gente?

Alessandro Cascio

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