Buona morte John. Il post sull’anniversario della morte di Lennon con video di me nei luoghi di John, foto e l’anteprima del secondo episodio del mio romanzo dedicato a lui

On 08/12/2012 by alecascio

Io a New York. Il Dakota, il luogo della vita e della morte dell’ultimo Lennon.

Buona morte, John.
Per l’anniversario della morte di Lennon, posto qui l’inizio del secondo episodio di Tutta la maledetta verità su Escobar, dedicato alla musica anni ’60, a Elvis, Hendrix, Morrison e principalmente a John che amo e ho amato con tutto me stesso e che mi ha insegnato ad amare la musica.
Questo sarà il mio ultimo romanzo, lo scrivo e lo studio ormai da due anni e a lui sarà dedicato.
Ti vogliamo tutti un gran bene John.


Catarina, quello che più mi manca di te è l’interesse per le cose del mondo, la tua meraviglia, quel tuo sgranare gli occhi anche di fronte alle cose più ovvie. Ricordo quella volta che aprendo un libro leggesti che Newton scoprì la gravità dopo aver visto cadere una mela da un albero.
“Cos’altro si aspettava” risposi, “che volasse?”
Come per Newton, non puoi aspettarti altro da un uomo nato da assassini divenuto famoso per un ruolo da assassino e che nonostante le sue candidature agli Oscar ha scelto di fare l’assassino, se non che venga giù da un albero e ti urli addosso che ti farà fuori per avergli rovinato la vita.

Mi ha legato come una balla di fieno, è salito s’un pino e ha osservato con un antico binocolo da teatro in madre perla il viavai di gente che si affollava fuori dal bar in cui Eleonore la puttana delle star, ha perso la vita avvelenata da un pessimo cocktail di vermouth, granatina e stricnina. Poi è sceso, mi ha preso per i capelli e adesso mi trascina per il parco come se fossi il suo cane da passeggio.
“So cosa provi, mio padre era un generale dell’esercito, era pessimo come il tuo” gli dico, “da piccolo piangevo perché volevo rimanere fino a tardi a guardare la Tv e un giorno, stanco di tutti quei lamenti, mi costrinse a guardare la Tv fino al mattino dopo”.
“Era un buon padre allora” risponde asciugandosi il naso con la manica della giacca.
“Non proprio, la Tv era spenta”.
Il padre di Woody è morto da un paio d’anni, lo hanno trovato cadavere nella sua cella di Supermax, un carcere di massima sicurezza del Colorado. Era un assassino professionista e lavorava per un certo Jamiel Chagra, un noto trafficante di droga di El Paso.
“Pensavo che fosse di cattivo gusto sceglierti per il ruolo di Mickey Knox” gli urlo un po’ per scacciare il dolore, un po’ per scuotere la sua anima e tramutare quel suo cervello di legno in qualcosa di più simile a una poltiglia, “sarebbe come chiamare la figlia di Monica Lewinsky per la scena del pompino nel film sul Sexgate, come …”.
Si ferma dietro l’angolo e mi colpisce sulla testa con il calcio della pistola, poi grida che lui è solo uno stramaledetto sosia.
Suo padre, Charles si chiamava, ha passato più tempo in cella che all’aria aperta. Ha prima ammazzato un povero commerciante di grano di nome Sam e poi freddato un certo Maximum John, un giudice federale conosciuto per la sua inclemenza con i narcotrafficanti. Gli ha sparato in faccia in pieno giorno in un parcheggio di Sant’Antonio.
“Ma sai cosa ti dico, Woody, che tu sei come quel bastardo di tuo padre, ti meritavi quel ruolo e ti meriti questa tua sporca vita da leccaculo.”
Riesco a intravedere il Banana Chic, non so per quale motivo non mi abbia fatto fuori subito come la dolce Eleonore, ma credo che ci siano due modi per salvarsi la pelle in situazioni estreme come questa: fuggire o tenere Michael Jackson sottochiave in uno scantinato. Lui e i suoi compari sanno bene che se lo tirerò fuori e lo mostrerò alla stampa manderò a puttane i loro piani e vista la fine che hanno fatto fare ad Eleonore, credo che a quei tizi non piacciono le puttane.
“Tuo padre sarebbe fiero di te, per ora è lassù che ti guarda e piange di gioia”.
“Gli assassini vanno all’Inferno, non te lo hanno spiegato al catechismo?”
“Ok, allora va all’Inferno, Woody.”
Mi piazza un altro colpo sul naso e mi lascia sanguinante. Gli dico di ascoltarla tutta prima di comportarsi come un malvivente qualsiasi, che è grazie a noi vittime che quelli come lui passano alla storia.
La settimana scorsa suor Keira mi ha costretto ad andare in chiesa a confessarmi. Voglio bene a quella donna, così le ho detto se poteva confessarmi lei al Banana Chic, quella in fondo è anche la casa di Dio, Ronnie James Dio per l’esattezza, il sosia a dire il vero: viene tutti i Lunedì per la serata Hard Rock e mi tiene sveglio il locale per una miseria.
“La penitenza?” le ho chiesto dopo averle rivelato i miei peccati.
“Non ti basterebbero cento ave maria ripetute al contrario saltellando s’un piede solo”, rispose.
Mi ha consigliato di smettere d’imitare il Diavolo e di cominciare a imitare Dio. Così per qualche giorno sono andato in giro ad allagare case e ad appiccare il fuoco ai vestiti di chi fornicava dicendo loro che era sbagliato allagare case e appiccare il fuoco ai vestiti.
“Tuo padre, Woody, era più simile a Dio di quanto pensi”.
Charles Harrelson fu uno degl’indiziati dell’assassinio di Kennedy, fu il vecchio stesso ad ammettere di essere stato lui ad ammazzare il presidente quand’era giovane, ma nessuno gli credette e per questo non divenne mai una star come Charles Manson o Andrew Cunanan.
“E tu, Woody, adesso vuoi prenderti il trono e ammazzare il re del pop, non è così? Scordatelo, amico, tu sarai ricordato come una delle comparse di Will&Grace”.
Ma questa volta mi assesta un bel calcio in bocca e fa male, tanto che decido di chiudere la bocca e inghiottire il mio coraggio e il sangue che provoca averne in eccesso.

Catarina, è in situazioni come queste che mi sale una gran voglia di bestemmiare, ma vista la pistola che ho puntata alla testa, credo che mi tratterrò: Dio potrebbe tornarmi utile. Avrei dovuto ascoltare mio padre e suor Keira, forse adesso non mi troverei qui, ma ho sempre pensato che la religione non desse alcuna sicurezza, alcuna certezza: in fondo è per questo che si chiama “credo”.
Ma non verrò meno alla mia promessa, Catarina, io, come ti ho giurato prima che mi lasciassi, mi occuperò di te. Troverò il mondo.

Alessandro Cascio

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Io in giro per New York, la città più amata da John.
Sottofondo, Rocky Raccoon, J.Lennon

Io a New York, i luoghi di Lennon. Reading di “Love Fitness, corso speciale per gente incapace d’amare”.
Musica: Woman is the nigger of the world, di J. Lennon.

Io a Praga di fronte al muro di Lennon.

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