Sicilitudine

On 22/08/2012 by alecascio


Sicilitudine

Gente media che fa in media sogni medi se ne sta seduta in panche di mansonia disegnando ciarle concitate in concitati gesti all’aria greve.
Tua madre s’alza quando è buio pesto e sparge odore di caffè sui muri, raccatta i tuoi vestiti dal divano e poi pulisce ancora sul pulito.
Si stira il viso quando casa è vuota con creme dei miracoli cinesi sperando che il fornaio, almeno quello, tra una treccina e un quarto la lusinghi.
E’ giovane e ha braccia forti e scure, un viso da nottambulo, marmoreo, ma serve in fretta e a testa troppo china per chi gli è supplichevole al bancone.
Tuo padre, quello, non ti ha mai capito, è un vecchio poveraccio salariato che ha costruito cella dopo cella una prigione in cui ha maestà suprema.
Ti dà del lavativo da vent’anni, che se li avesse lui cadrebbe il mondo, che se li avesse lui lo cambierebbe, che se li avesse ancora andrebbe bene.
Tuo nonno non lo ha mai ascoltato, è morto l’anno scorso di compianti, esposto tra il sofà e la stufa a legna sopra il tappeto di Kazak bruciato da un mozzicone poi mai più trovato, da dita troppo alticce mal gestito … e ancora se ne parla e lo si cerca, il mozzicone, il nonno o quel ventennio.
I muratori passano il frattazzo pressando sullo stucco del selciato con le ginocchia rosse e il sangue ai denti, mentre il padrone gira per i tufi.
A braccia unite esamina con cura che la sua reggia grezza chiudivia divenga un giorno degna del sovrano e della sua garzona lituana.
Si accalcano gli oziosi da un barbiere che taglia i crespi a un giovane soldato con un rasoio antico Barberìa che passa poi sul cuoio ad ogni rasa.
Fuori la porta un vecchio parla solo così che almeno uno lo capisca.
Poco distante un bar ha appena chiuso e tu l’aspetti con le mani in tasca.
Lei è un fiume di pensieri in movimento, non trova sbarramento che la argini e quando scorre invade le tue rive che smottano rendendola melmosa.
Per lei hai donato l’anima al demonio ed hai impegnato quella di un tuo amico, per riscattarla con atroci gesti agli angeli e quei santi ancora in vita.
Se pensi da perdente perdi il doppio, se pensi da vincente, la metà: qui il mare è un muro in cui i codardi frignano e i forti passan con serenità.

Alessandro Cascio

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