Dipendenza sessuale e altre cose sulla vita

On 30/05/2013 by alecascio

“Ma perchè non te ne vai a fanculo?”
“Sei un maleducato. Dovresti chiedere scusa.”
“Scusa, ma perchè non te ne vai a fanculo?”
A.Cascio – Una serata a Boston

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A nome di tutta la famiglia

E’ scientificamente provato che, mentre si corre per rimediare a un grave ritardo, un orecchino, quando cade, viene spinto da una forza che tende a trasportarlo laddove non puoi vederlo.
A.Cascio – Di fretta

SEX ADDICTION

Stringo le forbici ancora una volta e mi tremano le mani per quanta paura ho di usarle.
Laura. Mi sono imbambolato di lei un giorno di sbronze e nostalgia, di quei suoi occhi color castagno cresciuto sulle rive della Serpentine che inducono ogni uomo, anche il più cinico, a descriverli con l’ultimo granello di poetica che gli è rimasta in cuore incastrata nel tratto conclusivo di un imminente infarto.
E’ da giorni che voglio lasciarla a destinazione ma quando l’ho accanto non riesco mai a vedere la fine del nostro amore, perché Laura o è un dosso o è un orizzonte.
“Usale” dice, “oppure potresti provare a sistemare la tua vita utilizzando solo un briciolo della tua volontà”.
La mia iperattività sessuale da sola mi bastava, una droga pesante senza controindicazioni, così forte e complessa che nessun uomo è mai riuscita a sintetizzarla in una sola pasticca: la droga celeste ce l’ha donata Dio, ma dipendere da un solo essere al mondo mi ha reso vulnerabile alla vita e ha lasciato crescere in me la voglia di farla finita.
“Si chiama amore” mi dice sempre lei ed io le rispondo che non sono fatto per quel genere di cosa, troppo chiacchierata, è come un quadro con le didascalie.
Immagino di stringerla al collo come si stringe un qualsiasi farabutto, tengo la mano rigida e “non dirmi cosa devo fare in casa mia” le grido: “Io sono uno che ha allevato due figli da solo, che si alza ogni mattina per lavorare, che ha costruito questa abitazione con le proprie mani mattone dopo mattone. Ok, non saranno figli miei, ma sono comunque due cani intelligenti e in salute”.
Ho immagini di lei che lei non ha mai visto, eppure vorrei liberarmi del suo amore per dare sfogo all’apatia senza conseguenze per nessuno se non per me soltanto.
“Faccio lo scrittore, non è un vero e proprio lavoro e sì, non mi alzo la mattina, ma il pomeriggio, ma mi alzo, almeno per prendere il mio dannato notebook”.
E’ l’ora in cui è tardi se non hai dormito e presto se hai chiuso gli occhi anche solo cinque minuti, il giornalaio ha appena tirato su la saracinesca e dopo, prima che arrivi il fattorino, tirerà su il sole, perché è così che me la immagino la meccanica dell’alba.
“Non guardarmi con quegli occhi”, la richiamo mentre mi attraversa l’anima con la lama di un nobile Cupido e quella sanguina e s’impregna di adrenalina e testosterone: il sesso è il rovente calore che nasce dall’incontro di due scimmie che per una volta hanno deciso di togliere giacca e cappellino e di fuggire dal grande circo della vita e fino a quando la sua fica mi sembrerà un varco e tutto il mondo dietro una galera, non riuscirò mai ad abbandonarla.
“Non l’avrò costruita io questa dannata casa, ma mi darai conto d’aver montato quel complicato armadio Ikea, di averci almeno provato prima di riportarlo indietro e comunque, Laura, resta il fatto che io sono uno, almeno fin quando non troveranno una cura per questa sgradevole piaga della sindrome maniaco depressiva”.
Traccerei con due dita ogni sua curva per saldare nella mia mente un ricordo più solido di lei, come fosse poesia scalfita su pietra e sarebbe preghiera. Per averla un giorno rinuncerei a due giorni, così farei per il resto della mia vita dimezzandola per lei e perfino riducendola a un terzo di quella che dovrebbe essere.
Mi si avvicina, mi si strofina addosso ed io non vorrei lasciarla fare, ma sono condannato al supplizio della paralisi muscolare da eccitazione, una malattia rara che colpisce almeno due miliardi e mezzo di uomini eterosessuali al mondo.
“Smettiamo di amarci, Laura, pensa se ogni capitolo di un romanzo parlasse del precedente ma con parole diverse, che strazio sarebbe”.
Solo chi smette di pensare può smettere di creare nuovi sogni ed io adoro il fatto che sia così, che una cosa grande come l’amore non sia per una sola volta ma si ripeta, si ripeta e si ripeta ancora nel tempo entusiasmandoti ogni volta come fosse la prima, ma sono prigioniero della sua bellezza, suona come un lamento shakespeariano, ma c’è un termine preciso in psichiatria per questa dipendenza, almeno penso, perché hanno sempre un termine per tutto, i medici. Mi troncherò il cazzo in due parti un giorno, c’ho pensato mille volte e forse il doppio, ma se con quel pezzo di carne non andasse via il desiderio ma solo il mezzo per liberarmene, diverrei due volte schiavo, di lei e di me stesso.
Eppure c’eravamo detti: “Ci sfioreremo appena, ci ameremo come quelle coste d’Africa che non te le togli più dalla testa e hai mal di pancia se non ritorni. Sarai la mia Africa, non la mia casa, sarai una terra lontana, calda e selvaggia.”
L’avevo detto io in realtà, ma era rimasta in silenzio ad annuire ed io c’avevo creduto al suo silenzio.

A. Cascio – Sex addiction

Gira la storia di quella signora anziana a Newark che ha lasciato tutta la sua smisurata ricchezza a un gatto nero selvatico di cui non ha rivelato nome e sembianze. A quanto pare alla sua morte il gatto dovrà lasciare tutto al suo padrone. E’ per questo che Newark è l’unica città in cui i gatti neri invece di investirli li scansano a costo di finire fuori strada.
Ed è divertentissima Newark adesso, perchè vedi tutte ste persone svoltare verso pali e transenne e a sussurrare “picuu, picuu, micio micio” con la testa insanguinata e il parabrezza rotto.
Adesso un signore romano ha deciso di lasciare cinquanta milioni di euro alla chiesa se per dieci anni al posto dell’agnello a Pasqua scanneranno un porco. Dice che l’unico suo rammarico è quello di non poter sentire il Papa che all’Angelus ripete “questo è il porco di Dio che toglie i peccati del mondo” ai fedeli in ginocchio.
Che modi creativi di lasciare in eredità qualcosa, vero? Di solito i moribondi lasciano tutto ai meno fortunati, che poi io manco ci credo a ‘sta leggenda, perchè è da mesi che gioco al Poker on line, non mi è mai girato nemmeno un tris di sette e non mi è ancora arrivato un solo assegno.
A.Cascio – Leggende


La dietrologia come ogni insinuazione di verità occulte, non è altro che l’ennesima speranza creata dall’immaginario di chi ha paura, come Dio, i massoni e quel tizio con il cazzo di trenta centimetri.
A. Cascio – Da: Perdere vita rimpiangendo la vita persa è come mangiare trippa e salsicce dopo aver appurato di aver messo su dieci chili.

Dona due euro alla ricerca sul cancro mandando un messaggio vuoto al 45501, le industrie farmaceutiche e i potenti non ci stanno nascondendo nessun farmaco segreto, se così fosse Steve Jobs sarebbe ancora vivo.
Ho mandato una donazione per la ricerca sul cancro durante la partita del cuore. Dite: come sei altruista …
Altruista un cazzo, spero che con i miei due euro scoprino una cura che possa aumentare la mia vita di almeno dieci anni. E voi? Cosa aspettate ad essere anche voi egoisti come me? Ripeto, 45501, siate egoisti tutti quanti assieme e donate.
Egoisti per la vita.
A.Cascio

Li abbiamo surclassati per anni, poi abbiamo aperto le frontiere e abbiamo permesso loro di venire a vivere da noi e, mostrandogli tutti i nostri averi, abbiamo detto: “Ecco, tutto questo lo abbiamo costruito sfruttandovi, potete guardare ma non potete assolutamente farne uso”.
Cosa ci aspettavamo che facessero?
A.Cascio – Circa le rivolte degli immigrati nel mondo

 

 

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Touch and splat, il fumetto, edizioni ESC/Il Foglio con la prefazione del maestro del cinema Ernesto Gastaldi (sceneggiatore di C’era una volta in America e Pizza Connection) ora anche su:

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