Non chiudete il Museo Lombroso e la dimostrazione scientifica che aveva ragione

On 10/04/2014 by alecascio

museo Lombroso Torino

In questi giorni girano sul web dei post che chiedono la chiusura di uno dei più affascinanti musei italiani, il Museo Lombroso di Torino. Rappresentato come un museo degli orrori, la collezione di Via Pietro Giuria 15 in realtà vuole soltanto aprire le menti, come spetta a ogni scienza, ma sopratutto dà onore a uno dei più grandi pseudoscienziati che abbiamo avuto, al genio fondatore di quella che nel campo si chiama “antropologia criminale”.
Il genio, a mio giudizio, non dev’essere distinto dalla scienza, perché la ricerca è già di per sé utile, se non al ricercatore visionario, allo scienziato perfetto che verrà.
Venni a conoscenza del museo alcuni anni fa, dopo avere scritto un articolo sul viso dei mafiosi. Io ci ho sempre vissuto tra i delinquenti di natura, forse Grillo dai palchi alle ville non ha avuto tempo di incontrarne abbastanza, ma credetemi e sono sincero, la teoria di Lombroso è da considerare, forse non del tutto veritiera, ma in grossa parte è da considerare. Le sue convinzioni si basavano sulla teoria dell’atavismo, secondo cui l’indole violenta di alcuni individui corrisponderebbe a una ricomparsa di tendenze primitive. Ovvero: si può essere criminali di nascita perché la criminalità è “anche” (e ricordatevi questa congiunzione importante) insita nelle caratteristiche fisiche.
Quando scherzosamente misi in bella mostra delle foto di mafiosi e assassini per descriverne ogni lineamento e la causa, non sapevo dell’esistenza di uno studio in proposito, rivelatomi da un caro amico. Quindi se nasci criminale sei e sarai sempre un criminale? Probabilmente Lombroso a sprazzi lo pensò (si disse a favore della pena capitale) ma a volte rinsaviva e comprese (anche se il suo non era il periodo della comprensione) che l’assassino poteva essere curato con un approccio clinico-terapeutico.
Hai il gene del ladro e sarai ladro: no, non era la teoria di Lombroso che identificava nell’atavismo una delle possibili cause e non la sola. I suoi studi infatti si basavano anche sui fattori sociali, nonché educativi e ambientali, ci mise tanto ad arrivarci, ma un decennio prima della morte ci arrivò e qualcuno deve pur dargliene atto.
La foto di Totò Riina rappresenta al meglio la teoria dell’atavismo accompagnata dalle altre, significative nello studio sulla criminalità dello scienziato. Non era una scienza esatta, neanche Lombroso lo ha mai sostenuto con la grinta di chi è assolutamente sicuro, lo dimostra il fatto che si mosse districandosi tra lo studio del genio e del pazzo, individuando anche malattie comuni per chi è dotato di genialità. Una delle cose che sosteneva, anche se in modo sommesso, era che sia la natura che l’ambiente portano a ossature (teoria discussa e bocciata oggi) e tratti somatici differenti.
Questo è Totò Riina, come lo definii io: un uomo incazzato dalla nascita.

Salvatore_Riina2

Questo è suo fratello Gaetano. Non si può dire che lui avesse riso parecchio in vita sua.

Gaetano Riina

Stessa famiglia, stesso ambiente, stessa indole. Ovviamente non basta dire che se hai la faccia incazzata e all’ingiù sei un assassino, ma comprendere i tratti somatici può aiutare a comprendere anche “il percorso di vita”. Eppure oggi io, che sono uno scrittore, che sono nato sceneggiatore, me lo chiedo il perché i tratti di Marlon Brando furono tramutati in “all’ingiù” per rappresentare lo stereotipo mafioso, forse perché qualcosa (anche se non tutto, anche se solo un briciolo) nella teoria dell’atavismo è stata inconsapevolmente riconosciuta?
Guardate:

Il-Padrino

 

Adesso guardate loro.

Luciano Liggio

gaetano badalamenti

 

omicidi-campegine-Rizzi-Alessandro-assassino

Liggio, Don Tano Gaetano Badalamenti e Rizzi. Tutti assassini. 

Insomma, non si può dire che questa gente non sia facilmente riconoscibile.
Adesso confrontatela con questa.

Giovanni_Falcone

Io ne vedo ogni giorno di gente così e da sempre so chi è un uomo di cultura e chi non lo è, chi parlerà come una scimmia e chi mi citerà Baudelaire (ancora nessuno, a Partinico, in 36 anni).
Dovete prima comprendere, sul campo, che la vita di un uomo ne modifica l’aspetto, che l’aspetto viene tramandato e se associate anche l’ambiente e la cultura, allora otterrete qualcosa in più, non la certezza, non una scienza esatta, ma l’idea è sempre un passo avanti al nulla. In fondo, immaginatevi questi nei panni di un killer e di un boss.

fantoni

 

antonio-albanese

In conclusione, il fascino della scienza e del genio va consacrata sull’altare dei musei, se non per i risultati ottenuti, per il punto di partenza fissato. Lombroso era anche un visionario, provò a reclamare il diritto della scienza sulle leggi, provò con tutte le forze a riformulare il diritto penale stesso su base scientifica, ma in realtà i suoi scritti mostrano altro, mostrano un “forse” che ci deve rendere coscienti che Lombroso era alla ricerca di qualcosa che non trovò mai veramente. I briganti erano comunque degli animali, gli assassini, i ladri, i falsari, tutti lo erano e se la vostra, la loro religione vuole condannarli alle fiamme eterne, credetemi che a dover scegliere, i briganti deciderebbero di rimanere in vetrina piuttosto che ottenere una degna sepoltura. E se oggi l’arte ne prende atto, se oggi l’arte riconosce nel viso uno stereotipo (De Niro, Al Pacino, John Malkovich per citarne alcuni) allora all’arte il compito della verità.
In fine, per dimostrare la teoria di Lombroso su base scientifica ci sono forse voluti troppi anni, ma adesso abbiamo la certezza che lo pseudoscienziato non mentiva, ce l’avrete tutti senza bisogno di provette, non potrete far altro che darmi ragione nel momento in cui vi assicurerò che tutti, proprio tutti si scoperebbero una donna con quelle fossette sopra al fondoschiena.

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E questo è Lombroso.

Alessandro Cascio (Il Foglio)

Foto di Alessandro Cascio

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