Migranti: ecco di chi è la colpa di tutto

On 20/06/2015 by alecascio

pizap.com13816181579671

 

Difficilmente sono serio, ma a volte ce n’è bisogno. Per questo, per schiarirvi le idee ho scritto questo articoletto “leggero”, a voi poi il compito di approfondire.

MIGRANTI: ECCO DI CHI E’ LA COLPA.
di Alessandro Cascio

Questa non è una semplice emigrazione, è una rivoluzione non armata, il ritorno di fiamma delle colonizzazioni che hanno destabilizzato i paesi africani fino a spingerli a gesti estremi.
Questa non è una faccenda loro, ma è una responsabilità di tutti quei paesi che hanno causato il flusso migratorio dopo aver reso inabitabili alcune grandi lande di terra che avrebbero potuto, altrimenti, essere un vero e proprio paradiso per tutti.
Non è un affare dell’Italia quindi, non solo.
Un consiglio superiore mondiale dovrebbe riunirsi per comprendere quale nazione abbia causato l’instabilità di quale paese e per ordinare al colpevole, senza no e senza ma, di rimettere le cose a posto, anche dopo decenni o secoli, se necessario.
Partendo dal passato prossimo a quello remoto, la Libia ha giocato un ruolo importante nel flusso migratorio, ma: chi fece sì che un paese sotto controllo finisse nel caos?
Chiariamoci: la deposizione di Gheddafi è stato un atto dovuto, ma i compiti non furono mai portati a termine. La Francia per prima, l’Italia, il Regno Unito, gli Stati Uniti, il Canada, il Qatar e gli Emirati Arabi sono i paesi colpevoli della destabilizzazione della Libia. Loro è la decisione di aiutare le truppe ribelli contro il regime, loro il compito adesso di ospitare i profughi.
Ma lasciando la mera via di passaggio e addentrandoci nel fulcro dell’ondata migratoria, è chi ha sfruttato e sfrutta il continente africano a doversi prendere carico dei profughi.
Nessun giornalista, nessuno, neanche a cercarlo per mesi ha mai menzionato la Cina, sfruttatrice di uranio in Namibia, di cromo, oro, diamanti, coltano e bauxite in Congo e in Sierra Leone. Nessuno cita mai i paesi Nord Europei, che importano petrolio da Nigeria, Angola e Algeria senza minimamente chiedersi quali guerre e rivoluzioni armate scaturiscano e siano scaturite da questa compravendita.
Nessuno cita mai il ruolo della Francia nello sfruttamento delle miniere di diamanti.
Immaginate che un folle entri in casa vostra mettendovi a soqquadro l’appartamento e bruciandolo, immaginate che prima che scoppi l’incendio esca dalla porta principale per recarsi nel suo lussuoso chalet in montagna. Al netto di azioni legali e azioni violente, voi cosa fareste conoscendo il nome e il numero civico del folle? Andreste ad occupare casa sua senza neanche chiedere il permesso, suppongo.
L’Africa rappresenta uno dei più grandi giacimenti di risorse naturali del mondo. In tanti paesi africani si esporta buona parte di tutto il legname che noi utilizziamo, stesso discorso per il cacao, il caffè, e molti altri prodotti dell’agricoltura, ma 18 dei 20 paesi più poveri in tutto il mondo sono africani, il loro PIL sommato, non arriva neanche alla metà di quello della Spagna.
Oltre il 30% delle riserve minerarie e metallifere mondiali si trovano in Africa. Basti pensare che i maggiori fornitori di rame presenti sul mercato sono paesi come lo Zambia.
Secondo la Banca mondiale, 35 milioni sono gli ettari acquistati o affittati dai paesi stranieri o dalle multinazionali per essere coltivati.
Tutto questo genera nuove mafie, nuove dittature, nuovi scontri portando gli africani a rischiare la vita per fuggire.

Non è colpa loro. Mettetevelo in testa: non è colpa loro.

Io non sono un giornalista e non ho mai desiderato esserlo, anzi, uccidetemi se lo diventassi, ma questo articolo serve a farvi capire che per dignità e senso di responsabilità, nessun paese europeo può lavarsene le mani, neanche la Svizzera, patria dei capitali sporchi. Tutti, Stati Uniti compresi, siamo artefici del caos e tutti dovremmo partecipare. Non è un ammonimento all’Italia, l’unico stato a farsi carico di tutto (ma solo perché costretto), ma un dito contro chi sta facendo finta di non essere invischiato nell’affare emigrazione. E penso che non ci sia nient’altro da dire se non che ci sono due sole cose da fare: portare avanti una politica mondiale che nei secoli rimetta a posto le cose o la repressione. Si sceglierà la repressione e nessuno di noi muoverà un dito salvo lamentarci in un social o in un blog come sto facendo io in questo momento, ma quando sentiremo di stragi in mare e rivoluzioni africane, se avremo il buon senso di metterci una mano sulla coscienza, se sentiremo un lieve senso di colpa dopo l’acquisto di tecnologie, benzine, prodotti cinesi, gioielli e quant’altro, allora forse avremo raggiunto il massimo che si possa raggiungere in un’epoca senza sentimenti. Cosa possiamo fare? Chiediamo quale sia la provenienza dei materiali usati per la produzione dell’oggetto che stiamo acquistando, mettiamoli sotto torchio, facciamo capire ai venditori (spesso inconsapevoli) che “sfruttamento dell’Africa” vuol dire “vendite zero”. E’ l’unica cosa che noi, piccola gente, possiamo fare.
Ai posteri le scelte più ardue.

Alessandro Cascio

 

Comments are closed.