Eagle of death Metal in concerto a Parigi – Bataclan (Recensione di Alessandro Cascio)

On 03/12/2015 by alecascio

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Eagle of death Metal in concerto a Parigi
Recensione di Alessandro Cascio

Non sono una nuova band come alcuni pensano, nonostante siano svettati ai primi posti della classifica di tutto il mondo solo pochi anni fa. Il Bataclan è il simbolo della musica parigina e per gli EODM il concerto è un regalo a quei fan che li hanno fatti conoscere anche in Europa. La Francia è la nuova Inghilterra della musica, recita un murales proprio vicino al locale e se una volta gli inglesi partivano per gli States adesso sono gli States a venire da noi.
Se la montagna non va da Maometto …
Joshua e Jesse si conoscono da sempre e hanno tirato su una band tra rock e folk, country e alternative, senza mai prendersi sul serio. Il gruppo soddisfava il bisogno di Josh Homme di suonare la batteria come faceva da ragazzino e quello stacanovismo malato che lo vuole presente in mille band contemporaneamente. Ma Josh non è alla batteria per impegni lavorativi con la sua band più nota, i Queens of the stone age, al suo posto c’è Gene, uno dei tre batteristi, il più utilizzato nei lavori fuori portata. C’è chi dice che sia stato scelto proprio da Dave Grohl che come molti altri Foo Fighters ha collaborato con gli Eagles. Nel video della canzone di apertura, I want you so hard, Dave compare assieme all’attore Jack Black in un delirium saturday di un locale di provincia. Il pubblico balla, canta e si diverte. Jesse sembra stupito che proprio quella gente così lontana dalla sua cultura oltreoceanica sappia a memoria ogni strofa. Sorride sotto i baffi per quell’accento così diverso ma piacevole che dona alla sua musica un’ eco più morbido, come se Ozzy Ozbourne si facesse accompagnare dal coro dell’Antoniano, un po’ fa l’effetto che fece The wall al primo ascolto, con i bambini che spazzano via convenzioni come fossero adulti. Ma sono gli adulti ad avere inventato la convenzione e chi altro se non i bambini potrebbero riportarci sulla giusta strada? In seguito The wall fu compresa e il coro venne copiato da band note e meno note, Michael jackson ne fece quasi un cavallo di battaglia e non senza effetti collaterali.
Dal nuovo album, Zipper down, gli EODM estrapolano l’irriverente Complexity, nata da una collaborazione con Matt Sweeney degli Zwan e Tuesday Cross, compagna del frontman Jesse Hughes nonché rocker, pittrice e più nota ai youporner come pornostar americana di successo e di rara bellezza, avvezza al lesbo e al dildo extreme. Complexity ha uno stile decisamente moderno, anni ’10, il ritmo di batteria è forse un po’ simile a Cheap and Chearful dei The Kills e a dire il vero l’intero disco ha sonorità già sentite, ma la capacità di rinnovare il tutto con suoni meno sporchi e più di sintetici danno a Zipper Down quella novità che ogni disco ha bisogno per avere successo. Jesse e compagni sembrano mixare bene ogni brano e la gente si diverte, fin quando la spasmodica Oh Girl non viene mixata malamente con un nuovo pezzo, poco sentito anche dai critici: Allah Akbar. Un suono di chitarra distorta e abbandonata su un palco echeggia come l’ultima metà dello strillo di un gabbiano tra le scogliere, la batteria comincia a suonare controtempo, poi sorprende minacciosa la folla con quello che sembra un rullante scordato e amplificato a manetta su un valvolare lasciato andare a tutto spiano. Lo strillo si dissolve e iniziano le urla, strazianti, ricordano il Mama dont go, papa come home di John Lennon nella sua canzone più intimista, Mother. Poi di colpo il silenzio e il concerto viene interrotto per terrorismo.
Nonostante la sola mezz’ora di musica, il Bataclan si riempie di giornalisti di tutto il mondo e l’intero pianeta al mattino dopo conoscerà gli Eagles of death metal, nel più corto ma più grande concerto nella loro decennale storia.

Alessandro Cascio

 

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