Il mostro – Star wars – I cinepanettoni … e l’Ospite del mese (Il post di Natale)

On 16/12/2015 by alecascio

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Io e il mio amico ce ne stavamo soli, in disparte, con la schiena al muro e controluce perché neanche le nostre ombre potessero far presenza in quel covo di imbecilli in cui mi era capitato di finire per via della mia donna, Miss Febbraio, l’amore in gocce del mese che sarebbe durato per obbligo di calendario meno di qualunque altro. Da quel palco, piccolo come il suo titolo, insultava il mio amico accusandolo di avere molestato bambini, picchiato e stuprato donne, ucciso poveri innocenti per la strada con quel suo vizio ignobile di spingere sul gas come fosse in una Indianapolis permanente. Eppure non lo avevo mai visto adirato o sovreccitato a tal punto da commettere quelle atrocità. Lei, Miss Febbraio intendo, non lo conosceva neanche, non aveva mai cercato di comprenderlo, di dialogare con lui un solo minuto per verificare la sua reale malvagità, eppure lo presentava come fosse suo padre. In fondo bastava sedersi e riempire un bicchiere, sforzarsi di cucirsi quella bocca ipocrita per un po’ e lasciarsi prendere dalla magnificenza della sua storia.
Aveva conosciuto molte guerre e aveva confortato i combattenti di tutte le fazioni durante le più dure trincee, aveva creato tanta di quell’arte da doverla spargere per il mondo esposta in casse da morto in muratura che la gente chiama musei. Socievole, coraggioso, con lui io avevo passato i migliori momenti della mia esistenza e Dio solo sa quanto le biografie degli attori sarebbero noiose se non ci fosse stato lui tra i protagonisti. La mia storia è grande, superba, egocentrica ed era tutto merito suo, di quella naturalezza in grado di portare ogni suo commensale ad essere ciò che sempre era stato nel profondo e uscire allo scoperto.
Risi amaro come i semi di mandarino quando ti rimangono tra i denti: “Vuoi ancora farti insultare così?”
Mi riempì il bicchiere e mi parse di risentire il suono della libertà che mi aveva dato quand’ero giovane, l’acqua delle piccole cascate di Cabral sui seni nudi delle regine nere dell’Oceano.
“Nessuno ha il diritto di guidare il prossimo” rispose, “loro credono di averlo, ma noi siamo stati ai confini della percezione, abbiamo visto cose che loro non hanno mai visto e non li biasimo per la paura che provano di rasentare l’ignoto”.
Ingoiai il sorso come fosse solido e mi alzai strisciando sul pavimento che emise un suono stridulo che mi fece digrignare i denti: “Ti stanno facendo fuori”.
“Non ci sono riusciti in America quando tu eri solo l’immagine sbiadita di un sogno, amico mio, e non ci riuscirà di certo Miss Febbraio. Ho visto commettere più crimini in quelle città senza di me che con me accanto, ho visto la gente impazzire, nascondersi, fuggire sotto i colpi di fucile, costruire catene di montaggio artigianali nelle loro cantine con la furbizia di uno scienziato inglese.”
Miss Febbraio, di lei mi piaceva l’avidità con la quale richiedeva prestazioni sessuali come fosse inebriata dal fascino nerboruto del mio pene in erezione. I vestiti le stavano stretti perché usava solo le taglie piccole, respirava a malapena ma poteva vantarsi di essere nuda senza mostrare alcuna nudità e questo la rendeva ai miei occhi tossica più dei mostri che additava come anime ingenue destabilizzate da un feroce demone che di cognome faceva “conforto”.
“Cosa fai” mi disse. Le strappai il microfono dalle mani e mi schiarii la voce.
Mi rimproverò di aver bevuto la bottiglia da esposizione, la svastica sulla quale puntare il dito e le risposi che gliel’avrei ripagata a colpi di cazzo la sera stessa. Il microfono era acceso, i mormorii che seguirono furono decisamente causati da una eccitazione di massa, follie collettive solite in mia presenza.
“Sensibilizzare” dissi “è la parola che usa il mondo per definire forviare, costringere, spaventare. Sensibilizzare vuol dire creare sensibilità nei confronti di qualcosa per la quale non abbiamo interesse. Ognuno di noi ha una sensibilità definita dalla propria cultura, dal proprio vissuto e nessuno dovrebbe deviarla perché è universalmente giusto. Non c’è nulla di universalmente giusto, perfino uccidere un nostro simile sarebbe lecito in assenza di leggi umane. L’universo, cari difensori della monotonia, non ha niente di umano, l’universo somiglia più a un …”
Pensai, fatti venire l’allegoria capo, fattela venire.
“A voi”.
Hai vinto.
“Tutti i miei momenti più belli sono legati all’alcol, la mia prima scopata, la mia prima bravata, le feste più eccitanti. Sapete quanti di voi non sarebbero neanche nati se non fosse stato per lui? E lei, Miss Febbraio, davvero pensate che a diciotto anni si possa sapere qualcosa sulla vita? A diciotto anni puoi solo metterti a quattro zampe e imparare da chi ti sta dietro qualche posizione interessante per alleggerire l’enormità di stronzate che ti passano per la testa. Diglielo Miss Febbraio, dì quanta felicità io e il mio amico ti abbiamo dato. Già, eravamo in due, non te ne accorgevi per via di queste”.
Le mostrai le mie mentine. Poi le feci vedere al pubblico nascondendo la marca per non fare pubblicità.
“Questo vuol dire che hai anche tu abusato di alcol, indirettamente. Avevo le vene grosse del cazzo che pompavano sangue grazie a quel cattivone del vostro nemico. Ve lo dico io chi è il vostro nemico, la vostra coscienza, i vostri veri sentimenti, l’odio che non sviscerate nei confronti dei vostri genitori e che viene fuori solo quando siete sbronzi. Essere nemico dell’alcol, cari signori della corte, vuol dire essere nemici della verità”.
Chiusi il microfono, mi feci un applauso e pisciai nel vaso enorme che conteneva un finto rampicante di plastica. Poi uscii in strada in cerca di Miss Marzo.
“Come sono andato?” chiesi al mio amico, ma non sentii risposta.
Come al solito se n’era andato lasciandomi un debito sulle spalle e una bottiglia vuota. Ma sarebbe spuntato all’improvviso, come aveva sempre fatto da quand’ero un ragazzino.

A. Cascio – Il mostro

L’OSPITE (RUBRICA)
E oggi, per la rubrica “L’ospite”, una rubrica che ho appena inventato perché ho disabilitato i commenti, figurati se accetto ospiti nel mio sito, un nuovo blog di poesia e non solo. Lei merita, per la capacità di partorire poesie DARK dirette a un pubblico più giovane. Disegna e scrive e raccoglie le sue poesie, foto e opere in un blog ben fatto e piacevole (o spiacevole) visti i termini decisamente intimisti dei suoi versi alla Giovane Werther, un po’ Grunge.
Questa è Ekhatarina …
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… e questo è il suo sito “I miei blocchi dello scrittore”. Lo trovate su:  acidpetals666.wix.com

”Ekatherina e’ la mia maledizione!”

Sono perseguitata da questa frase dalla nascita.

Ho un modo  distorto di vedere le cose,

Parlo con il tempo, con gli alberi,

Con le stagioni.

Io ho bisogno di pazzi,pazzi come me.

Ho bisogno di pazzi che capiscano

Che indovinino il mio rompicapo.

E tu ,che mi dici?

Sei abbastanza pazzo per leggere  poesie maledette?

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Star Wars mania: per noi che amiamo il Dottor Spock e le sue avventure Jedi

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Tutto il web è impazzito per il nuovo Star Wars e devo dire che anch’io un po’ Je suis Star Wars, preferivo i vecchi personaggi, ma trovo splendide anche le nuove puntate.

TORNANO QUINDI I MITICI PERSONAGGI DELLA SAGA
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LE FRASI CHE CI HANNO FATTO SOGNARE PER ANNI
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Collage

 

Quindi che dire, dopo aver acquistato le arance di Star wars, il frigo di Star Wars, i cereali con le facce di Darth e le pubblicità anche sulle mutande per uomo: CHE LA FORZA SIA CON VOI.

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Vi ricordo che potete regalare un libro per Natale, se proprio volete spendere poco: d’altronde le ciabatte gliele avete già regalate l’anno scorso.
Un libro che vi consiglio, ma prendetelo come tale, è guarda caso il mio:
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Grunge Days, uscito da poco e presente in tutte le librerie o nelle librerie on line come www.mondadoristore.it o ibs.it o amazon per dirvene alcuni, non è una normale biografia sul Grunge, è piuttosto il racconto delle stelle di Seattle che ha come filo conduttore la follia e il totale delirio dei suoi esponenti. Da Lovechild a Cobain, da Chris Cornell a Vedder, da Layne Staley a Buzz Osborne, Grunge Days sfoglia le gesta dei protagonisti di un movimento culturale raccontandone la vita e le emozioni, le amicizie e i desideri, l’amore per la droga e la morte, svelando i retroscena di un mondo che ha preferito bruciare in una fiammata che spegnersi lentamente.

Auguro a tutti voi un felice Natale e naturalmente, a chi si chiama Natale, un felice “tutti voi”.
Ah, e non dimenticate il Cinepanettone, quest’anno mi sa che è ambientato ai Caraibi.
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