Il giorno e la notte

On 28/05/2016 by alecascio

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La lasciai vivere d’amore a fasi alterne, come il cielo fa con la natura, per non permetterle di intristirsi né di gioire troppo, perché chi è felice non ha bisogno di nessuno.
Nella mia Primavera la riscaldai come il Sole con le bestie, poi la gelai con lunghi silenzi, poche parole e assenze. Di nuovo le illuminai la vita e ancora la feci sprofondare nella tristezza, d’Autunno, le caddero i capelli come foglie, le vennero le rughe d’espressione e gli occhi gonfi, ombre di rami secchi le si diramarono sul viso. Ma io ero lì e d’un tratto le riportai la luce e tornò bella come un tempo, si sentì tale e io mi scoprii potente, sopra le leggi di madre terra, felice di non essere cresciuto come quegli insignificanti moribondi che lasciano al destino ogni comando, inutili pinocchi senza fata, seduti immobili in bottega. Dissi a me stesso che fino a quando avrei condotto i suoi pensieri ai miei e li avrei gestiti, sarei rimasto uomo per intero e così pochi sono quelli ancora in vita, che si fa prima ad incontrare un angelo o un alieno.
<<Non riesco a dormire>> mi disse e lo disse un giorno in cui le avevo dato tanta di quell’Estate che avrebbe dovuto saltare come una lepre in un parco protetto.
<<Vuoi scopare?>>
<<Non voglio scopare, voglio parlare>>.
<<Potremmo fare entrambe le cose se i gemiti e le urla fossero parole. E’ l’idioma degli ominidi e di certe tribù estinte. Consideralo un approccio storico-culturale alla scopata.>>
<<Ho visto come hai guardato quella donna, anche tu hai guardato lei, vi siete guardati a vicenda>>.
<<Non stavo guardandola>>
<<E cosa allora?>>
<<Volevo vedere se fossi riuscito a farla lievitare col pensiero>>
<<Anche lei voleva farti lievitare?>>
<<E’ un sogno diffuso come volare, potrebbe darsi>>
Non siamo nel regno degli esseri invisibili, al mondo è concesso di guardare e tanto sta a cuore a Dio questa cosa del guardare che c’ha donato un occhio di scorta, perché se decidessimo di accecarci un giorno, avremmo il tempo di osservare ancora un attimo per ripensarci, per rispettare il volere della terra, che nonostante l’uomo abbia fatto di tutto per svilirla, s’è fatta bella e tale è rimasta per il suo supremo diritto di essere guardata.
Dimenticai, preso dalla mia brama di essere un padreterno, che gli esseri della terra tendono a dimenticarsi, dopo tempo, del cielo che li guida e senza compromessi pretendono che la pioggia, il vento, le e le stagioni rispondano d’un tratto al loro comando. E se si infreddoliscono mozzano busti d’albero e li bruciano, se vengono affamati squartano corpi d’animale e li divorano. Neanche Hiroshima li ha fermati perché nelle loro vene scorre la catastrofe, l’adattamento è il loro miglior pregio e se solo fossi rimasto coi piedi a terra quanto basta per sentirmi uomo anch’io e non parlare degli altri in terza persona, avrei capito che tutto era cambiato nel momento in cui lasciai che la sua vita ristagnasse e diventasse putrida, insolente e avesse il tempo di pensare a quando era ruscello speranzoso di trovare il mare o che un’alluvione lo rendesse tanto maestoso da scardinare i bordi delle terre più compatte.
Impugnai la sveglia quando sentii il primo bruciore, la scagliai sulla sua testa a colpo cieco, le feci male la metà di quanto me ne fece lei e urlai abbastanza da svegliare il vicinato se solo ce ne fosse stato uno.
<<Non ci vedo>> urlai, <<cosa mi hai fatto. Sto bruciando>>
<<Non preoccuparti non è fuoco, non brucerai, non in quel senso>>
Passai una mano in viso e la mia pelle venne via come fosse adesiva e accomodata malamente e in tutta fretta.
Quando il dolore si fece più lieve sentii i suoi passi distanti quanto basta per non lasciarmi afferrare uno dei suoi piedi e tirarla giù con me nel precipizio, nella rovina, nei giornali scandalistici di tutto il mondo.
Poi sentii quella voce tiepida che mi rassicurava, diceva che nulla era perso.
<<Sei stato le mie stagioni per tanti di quegli anni, amore mio, che adesso spetta a me guidarti e lasciarti riposare. Prendo il tuo posto, credo sia tempo: ora sarò per te il giorno e la notte>>

A. Cascio – Il giorno e la notte

 

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