La Marijuana

On 07/06/2016 by alecascio

Sii uomo, respira, fa del tuo corpo una macchina da guerra, reagisci con violenza ai soprusi dell’apatia, supera i tuoi limiti, comportati come se dovessi sopravvivere all’apocalisse e quando sarai pronto per sopportare il peggio rilassati, il peggio è già passato, perchè il male sta nella paura di non poter superare gli ostacoli, mai nell’ostacolo.

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Io non sono contro le droghe perché non sono a favore della gente. Mi spiego in termini plebei, rango dal quale provengo e nel quale mi trovo a mio agio: a me di te non frega un cazzo quindi, se vuoi stonarti fallo pure, basta che non rompi le palle a me.
Con questo non voglio dire che morti o vivi, non valete nulla, anzi vorrei vedervi tutti felici in un modo o nell’altro, ma non intelligenti. Non c’è motivo che mi spinga a desiderarvi intelligenti, laureati, pensatori, non siete miei figli, quindi felici mi bastate, inebriati, danzanti, sareste tutti uno spettacolo e vi regalerei droghe a fondo perduto se potessi, per godermi lo show con voi io che sono impazzito per diritto di nascita.
Ma se foste miei figli vi racconterei di come stanno realmente le cose, di cosa ho visto nella gente che mi è stata attorno tanti anni, di cosa ho studiato, di quanto ho studiato per arrivare a delle conclusioni.
All’università ho solo affrontato il rapporto tra doghe, materia grigia e materia bianca. Non sono un grande estimatore degli studi a comando, per questo nonostante i buoni voti ho abbandonato diversi corsi ma se c’è una cosa che il girovagare scientifico mi ha donato è l’apprendimento didattico ufficiale, non quello, per intenderci, basato su dicerie, blog gestiti da bimbominkia fattoni o articoli di Marco Pannella.
Io non sono contro l’uso di droghe, ripeto, sono per la salvaguardia della mente di chi crede di volerla usare. Ma se la usate poco non è importante, se siete felici allora siatelo ancora che intelligenti vuol dire infelicità, che intelligenti vuol dire tormentati.
L’uso della marijuana (anche di altre droghe, ma qui affronteremo questa specifica droga) comporta dei ritardi delle funzionalità mentali, dei rallentamenti, una diminuzione della capacità di apprendimento, di concentrazione, di memoria, con conseguenze per alcune importanti fattori come motivazione e autostima. Ciò che voglio dire è che a lungo andare, specie se si comincia a fumare da giovanissimi, la capacità mentale scema, come un’auto che perde cilindrate. Potete notare voi stessi (ma lo noterete solo se non siete consumatori di droghe leggere o pesanti) che chi fa uso di marijuana è come in una sorta di sballo permanente, manca di quella lucidità che vediamo invece in persone pulite. Spesso chi fuma marijuana può essere anche intelligente, perfino geniale, ma vive di alti e bassi costanti che si fanno sempre più fitti col passare del tempo. Questo è dovuto allo scompenso di endorfine che rende la materia grigia come acqua che bolle in un pentolone sul braciere: dobbiamo aggiungere altra acqua se vogliamo che raffreddi, che non si svuoti e vaporizzi. E cosa c’è di più vicino al pensiero di un tossico del vapore?
Il THC in sostanza prende il posto delle endorfine nel nostro cervello, fa le loro veci.
Il cervello di un non fumatore ha bisogno di (per esempio) una goccia di endorfina per stare bene, è parsimonioso, gli basta poco. Quando fumiamo (o beviamo, o prendiamo antidepressivi senza prescrizione) gli scarichiamo addosso un barile di endorfine.
Una volta tanto, parlo di una volta al messe massimo, il nostro corpo sarà sorpreso, si divertirà un sacco e questa è cosa buona e giusta. Ma se un bambino lo vizi, se gli compri un videogames a settimana, quando arriverà il momento in cui non potrai più comprarglielo quello si lamenterà, penserà che il videogames a settimana fosse una cosa dovuta, un diritto. Il barile di endorfina è per il cervello ciò che il videogames è per quel nerd viziato del figlio di chi non so e che se lo vedo lo gonfio di botte.
Il cervello insomma, funzionerà bene solo con quel barile e non se ne farà nulla di una sola goccia, passerà da avaro a vorace.
Ecco svelato l’arcano sulle droghe, tutte, che sia eroina o thc o alcol.
Ecco svelato perché alcuni dei vostri amici che prima si facevano la cannetta sono finiti per essere dei totali deficienti inconsapevoli, perché ricordate che lo stonato non ha le capacità mentali per accorgersi di esserlo. A volte li vedrete smanettare con le chitarre contenti di aver raggiungo il limite massimo consentito da un chitarrista, il Nirvana artistico, ma non li vedrete mai studiare sui libri di solfeggio ore ed ore ed ore al giorno, non potrebbero mai, ci vogliono un controllo e una resistenza immane. A volte li vedrete dipingere quadri astratti ma non li vedrete mai studiare la prospettiva, loro non ne hanno bisogno, vanno a piacere, che l’arte è un “tutto spettacolare e vorticoso di sensazioni ed elaborazioni dell’io persistente, cioè” o qualsiasi cosa voglia dire. Ma sono felici, fin quando c’è la droga sono felici e allora insomma, certe volte possiamo anche dirlo a gran voce “ma meglio morto e sorridente che vivere come Ugo Foscolo”.
Una cosa che per Manfredi valeva anche per il buon vino: ma che ce frega, ma che c’emporta.
A me è sempre fregato poco di questa diatriba sulle droghe, ne leggo di cose, ne sento, ma che m’importa, a volte la conoscenza la si tiene per sé, c’è chi la pratica per crescita personale, cosa che suonerà nuova al mondo cresciuto a pane e web.
Io penso che ci siano due modi di vivere la vita: crescere, imparare, fare yoga, tecniche di rilassamento, sport, abbuffarsi di cultura, elaborare, investigare con conoscenza o … stonarsi. Non si possono fare tutte e due le cose assieme perché stonarsi fa perdere ogni volta un po’ di quelle capacità cognitive che sono necessarie per tutte quelle altre cose che richiedono più impegno e quindi accantonate dai più.
E questo non è quello che direi a voi, ma ciò che direi ai miei figli, senza sosta, con tutti i metodi possibili, usando lego, mele, monete, esempi grafici. Di voi non me ne frega un cazzo, a me basta solo che sorridiate.

Alessandro Cascio

C’è un esercizio che il professore di biochimica ci chiedeva di fare. Ci diceva: se siete consumatori abituali e non pensate di avere alcun problema, provate a smettere completamente per tre mesi e appuntato tutto ciò che vi accadrà, ciò che provate, allora riconoscerete voi stessi gli effetti della mancanza del barile di endorfine e quanto non vi basti più la sola goccia.

 

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