I used to be fat: come ho perso chili per vendetta.

On 01/09/2012 by alecascio

I Used To Be fat è una intelligentissima trasmissione di MTV, creata per sfruttare il bum dell’obesità in America, per far soldi e in minor misura, per sensibilizzare i giovani riguardo ai danni che l’obesità crea alla salute fisica e a quella mentale. Insegna l’impegno, la costanza e l’amor proprio. Ma non siamo qui per fare giornalismo, questo è un blog alessandrocasciocentrico (cit Massimo Consorti di UT Magazine) e quindi è di me che si parla, che è l’unico modo che conosco per poter parlare di voi.
Io sono solo una lente d’ingrandimento.
I used to be fat prende alcuni diciottenni di oltre cento chili, mi mette nelle mani dei migliori personal trainer/mental coach in circolazione e si pone come obbiettivo quello di spingere i ragazzi e le ragazza a raggiungere il peso forma in una sola Estate.
Conoscerete il mio “Scrittorinforma -In un mondo ideale gli scrittori farebbero le pubblicità per i profumi” anche perché vi siete dovuti sorbire le mie pose plastiche per anni.
In realtà nasce tempo fa a Roma da una discussione con il regista di Mamma Ebe, Daniele Costantini.
“Cascio” mi rimproverò come ogni giorno, “vuoi sederti in cattedra? Vuoi farla tu la lezione? E’ possibile che non arrivi una volta puntuale?”
“No capo” io lo chiamavo così, “è che finisco tardi con la palestra”.
Mi sedetti alla cattedra, lo presi in parola, misi la faccia altezzosa da regista e m’inventai qualcosa.
Tenni una stupenda lezione improvvisata su quanto gli scrittori e i registi fossero brutti e grassi. Affermavo che il nostro cattivo aspetto portasse la gente a preferire calciatori e attori a noi, che se ci fossimo sforzati un po’ saremmo arrivati alla masse con più facilità. Ricevetti un fragoroso applauso, al tempo la platea era fatta per lo più di attori di fiction televisive come La squadra e Don Matteo, quindi bastava dire due parole in italiano condite con pochi concetti embrionali della filosofia, che passavi subito per colto.
Da lì, il mio impegno costante per la rivalutazione dell’immagine dello scrittore.
Ma ci sono anche radici più profonde.
Torniamo a I used to be fat e alle spese milionarie di MTV per far perdere ciccia ai diciottenni apatici e obesi d’America. Molti di loro, piangono e si disperano per non poter mangiare un panino, per l’estenuanti ore di jogging, tanto che anche a noi spettatori scappa la lacrimuccia ogni tanto.
Paragoniamo adesso quei piccoli e patetici sottosviluppati a quest’uomo qui (indico me stesso col dito, non potete vederlo, ma sto facendo così col dito).
Avevo tredici anni, ero un piccolo Alessandrocascio, almeno dentro, perché fuori ero un tricheco di 87 chili. (che sarebbero pressapoco come 140 chili per un trentenne). Mi chiamavano “la Bomba” e non per le mie eccellenti prestazioni sessuali che a quel tempo si svolgevano principalmente da solo e in bagno. Quando si giocava a calcio mi mettevano in porta anche se non avevo alcuna agilità, giusto perché stando fermo ne coprivo una grossa porzione. Non ero magro da quando avevo sette anni, ero semplicemente sempre stato grasso, mio padre lo era, a casa mia non c’era nessuna educazione alimentare, si viveva nella tipica ignoranza siciliana che vedete nei film e che è del tutto simile alla realtà.
Nella vita di ognuno esiste un giorno X, è il giorno in cui la tua vita cambia e non sarà mai più come prima. Il mio arrivò quando m’innamorai di una certa Nancy, tutti erano innamorati di lei perché aveva i genitori divorziati, veniva da un’altra città e aveva gli occhi grossi e blu. Si comportava con tutti come se la volesse dare aggratis e tutti pensavano di poterla baciare presto o tardi. Era il modello base di quello che, con i giusti ritocchi, sarebbe diventata una grandissima troia. Un giorno presi quel poco coraggio che avevo tra una piega e l’altra della pelle e le dissi che mi piaceva. Lei si avvicinò a me, mi prese per le guancie e mi rispose: “Tu sei troppo grasso per me”.
Anche lei cominciò a chiamarmi “La bomba”.
Passai i miei giorni ad ascoltare Hero di Mariah Carey, in lacrime.
Capii che a me la fica piaceva e parecchio anche, se il sesso era come lo vedevo nei giornalini di Diego il tedesco, allora sì, mi piaceva parecchio e ne avrei avuta a palate un giorno e allora Nancy avrebbe visto chi era in realtà La Bomba, avrei fatto esplodere lei e quel suo mondo da barbie, molto presto.
Non avevo nessun personal trailer, nessuna televisione musicale senza la musica mi avrebbe aiutato, né i miei genitori che avevano il quoziente intellettivo di una trasmissione televisiva per massaie, perché questo offriva il panorama culturale di un piccolo paese mafioso della Sicilia, così decisi che avrei fatto tutto da solo. Iniziai quindi a mangiare poco o nulla, mangiavo praticamente quanto un canarino, credo che i miei valori glicemici siano scesi sotto la soglia del “deceduto” a un certo punto.  Persi dodici chili così, non mangiando neanche una mollica di pane per intere settimane, nessuno mi disse nulla perché in casa mia regnava anarchia e caos, poi un giorno svenni sulle scale e rimasi lì alcuni minuti, immobile e capii che forse avrei dovuto farmi un panino.
Con dodici chili ero riuscito finalmente a vedermi il pene, ma per farlo vedere anche a Nancy avrei dovuto perderne altri venti. C’era una ragazza di nome Annalisa al tempo, lei mi amava alla follia. Ammetteva che fossi grasso quando le amiche sue mi chiamavano “bumbardune” (bomba in siciliano) ma era buona con me, mi faceva le carezze e mi diceva che ero bello, che era in carne ma sotto quella carne c’era tanta tanta bellezza. Io l’adoravo, ma non ero ancora pronto a dimagrire per amore, se dovevo farlo era per l’odio che provavo in seguito al rifiuto e all’offesa subita.
Cominciai a frequentare lo stadio con il mio vicino di casa, un signore famoso qui perché un grande sportivo, ogni anno si celebra un memorial in suo onore al paese mio. In pochi mesi correvo già dieci chilometri al giorno, feci la maratonina anche se non ero iscritto perché ero troppo piccolo.
Ero il loro campione, mi amavano tutti allo stadio, per loro sarei diventato un corridore professionista.
Ma in seguito mi partirono entrambi i legamenti e dovetti abbandonare. Ma a me non importava, io non volevo fare lo sportivo, volevo solo prendermi la mia rivincita con Nancy.
In poco tempo ero diventato all’incirca così, come vedete nella foto.

Avevo perso da solo, a tredici anni, in soli dieci mesi la bellezza di trentuno chili. La gente per strada non mi riconosceva e tutte le ragazzine del quartiere erano ai miei piedi, compresa quella che più di tutte desideravo: Nancy.
Un giorno gli amici ci lasciarono da soli, lei si sedette accanto a me e disse questa parole, non le scorderò più.
“Mi sei sempre piaciuto, non sapevo come dirtelo, tutte ti amano qui ma so che tu ami me, l’ho sempre saputo. Voglio stare con te per sempre”.
Per sempre. A un ragazzino per sempre appare come due volte infinito più uno, se me lo dicessero adesso penserei a qualche ventennio, ma allora si era immortali e dire per sempre a un immortale ha senso quanto una tazza senza manico.
Mi si riempirono gli occhi di lacrime di gioia, le presi le mani, aveva un buon odore sempre, oggi posso ancora vedere quei suoi occhini blu quando sento l’odore di muschio bianco.
La guardai intensamente e le dissi:
“A me piace un’altra”.
Mi facevo fare pompini da una sua amica, non era come nei giornalini del tedesco, ma era lo stesso piacevole. Avrei dovuto concedermi solo ad Annalisa, lei solo mi meritava, ma io, sapete, anche allora ero per tutti uno scrittore. Scrivo, suono e disegno da quando avevo sette anni e dopo quasi trent’anni faccio le stesse cose. Allora mi cimentavo nel fumettare e raccontare le avventure della mia comitiva in un’agenda che sarebbe entrata nella leggenda, avrebbero anche fatto un film: Io sono l’agenda. Così pensai che per essere un artista dannato, non avrei dovuto avere legami e fin’ora la mia impresa è riuscita perfettamente. Ma in fondo l’amo ancora, Annalisa, come si amano i bambini tra loro.
Tutto questo per dirvi, ragazzi, uomini, donne, ragazze, che lo spirito che c’è nella vendetta a volte non alberga in nessuna emozione al mondo, che se vi guardate allo specchio e vi fate schifo, non scegliete la via della benevolenza per cambiare, siate spietati piuttosto: la forza più grande deriva dalla rabbia e dalla disperazione, come in quella vecchia storia della madre capace di sollevare un masso cascato sopra la gamba del figlio.
Io avevo solo tredici anni, voi siete grandi e forti, potete fare dei meglio, scegliete quindi di vendicarvi verso chi vi ha rifiutato, verso chi lo ha fatto gentilmente o selvaggiamente, vendicatevi della vita che vi ha trattato da reietti, degli sguardi disgustati, del mondo che corre troppo veloce per il vostro passo lento.
Vendicatevi, cominciate a prendervi quel che vi spetta, con rabbia.

Alessandro Cascio

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