Niccolò Ciotti e i giornali canaglia

On 16/08/2017 by alecascio

Aggiornamento del 18/08/2017
Pochi giorni dopo il mio articolo sotto, esce finalmente la notizia che quel Rassoul indicato da tutti i giornali italiani e stranieri come l’assassino di Niccolò altro non era che un omonimo, come da me descritto il giorno dopo la morte del giovane.
Ciò che più mi fa paura di questo giornalismo becero e approssimativo è che perfino l’ultimo degli scribacchini come me ci sarebbe arrivato, ma non La Repubblica, non il Corriere, non El periodico, giornale spagnolo che si è riempito la bocca, non Libero quotidiano.
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L’articolo scritto il giorno dopo la morte di Niccolò

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Scoprire la verità sull’omicidio di Niccolò Ciatti a Lloret de Mar con le informazioni che abbiamo a disposizione è come voler trovare un chiosco di gelati a New York leggendo un cartello con su scritto “Per di qua, credo”.
Parliamo chiaro, si parla di una verità giornalistica, nient’altro, qui il problema non è indagare per scoprire un assassino, ma farlo per scoprire quale giornale sta marciando sul corpo del giovane Niccolò.
Il fatto è semplice, anche se ce lo farciscono con grandi scoop che fanno presa: immigrati, paramilitari, hanno agito per uccidere perchè gli immigrati lo fanno per passione. Il fatto, dicevo, è semplice: uno spintone, un altergo, una rissa da bar, un calcio dato a caso a un viso pronto per essere calciato, l’idiozia dei giovani ubriachi che non hanno coscienza dei loro gesti e ci è scappato il morto.
L’assassino andrà in galera per diversi capi d’imputazione e il caso è chiuso.
Iniziamo con la notizia di Libero Quotidiano secondo il quale i tre sarebbero tre bestie islamiche, si sospetta dei paramilitari richiedenti asilo che dopo aver aderito alle milizie dell’emirato caucasico si sono rifugiati in Francia.
Difficilmente articoli come quello di Libero sono scritti da professionisti, probabilmente sono solo articolisti messi lì a fare pratica.
Se non è all’inizio di una frase, emirato si scrive minuscolo, se sai che esiste un video in cui l’aggressore partecipa a un campionato di arti marziali, come minimo ci scrivi un pezzo di 500 parole e miri a ottenere una promozione. No, non c’è alcun video, è una cosa del tipo “Per di qua, credo” e quando si parla delle dichiarazioni di un esperto chiamandolo solamente “l’esperto”, credete a me che faccio sto mestiere da quando stavate nella pancia di vostra madre, non c’è alcun esperto.
Tutto ciò che scrive Libero Quotidiano non esiste perché se esistesse ci sarebbero tanti soldi in ballo e abbastanza materiale per scrivere giorni, mesi anche, nessun giornalista si lascerebbe scappare un’occasione simile.
Passiamo alla notizia del Corriere: l’aggressore è un professionista di arti marziali, lo svelerebbe quel calcio dato in modo professionale.
Chiunque abbia solo visto un incontro di arti marziali può capire che quei pugni a vuoto e quelle difese non sono da esperto, non da professionista almeno.
Il calcio in faccia è stato come calciare un pallone in area di rigore, una manna per un professionista che non sarebbe inciampato in avanti per un colpo così semplice. Poi senza difese si gira a destra e a sinistra, sferra un pugno quasi a vuoto e perde l’equilibrio.
Lotta libera, di questo dovrebbe trattarsi e dovrebbe essere specificato perchè è uno sport fatto di prese, non di pugni e calci, non di diretti e montanti. Prese. I quotidiani spagnoli dicono idiozie quanto quelli italiani, del resto viaggiamo sulla stessa barca che affonda.
Nessun giornale italiano nomina l’aggressore, che si chiama Bissoultanov Rassoul, di 24 anni, ceceno residente in Francia.
Il suo allenatore si dice sia Jean Luc Beck. Lo dicono i quotidiani spagnoli.
L’unico Jean Luc Beck che esiste nel mondo della lotta libera è membro dell’equipe amministrativa dell’Olimpia Lutte Shiltigheim (campionati d’eccellenza, fascia minore) e anche se è un grande appassionato di lotta libera ed è in quel mondo da tanti anni, di mestiere fa l’agente commerciale e non l’allenatore, c’ha una certa età e una certa stazza, massa grassa e non muscoli. Un consigliere amante della lotta libera che, probabilmente, si è lasciato andare a una dichiarazione contro chi definiva le arti marziali violente.
Se fosse stato l’allenatore di quel ragazzo, il cinque non avrebbe postato il video della festa della birra e il 7 e l’8 si sarebbe interessato di più al suo pupillo assassino e meno a scherzare con gli amici per un treno in ritardo.
Insomma, l’avrebbe spesa una parola per Niccolò e per il suo ragazzo.
E’ normale che voi non vi mettiate lì a fare le ricerche che ho fatto io, non è il vostro mestiere, è mestiere di un giornalista che probabilmente è pagato troppo poco per spendere due ore a ricercare nomi e a tradurre testate straniere.
El periodico non pensa che qualcuno possa andare a controllare nomi e cognomi. El periodico non ha idea che esista quel tipo di gente.

El periodico annuncia che ha una lista di incontri ai quali l’assassino ha partecipato. Come se una gola profonda avesse confessato. Avete solo inserito un nome su Google, vergogna dell’informazione.
Il 6 Aprile del 2014, Bissoultanov Rassoul perde un incontro nella Big Fight Championship contro il francese Anthony Bifarini. Rassoul risulta come lottatore dell’Accademia Europea di Strasburgo. In soli 3 anni quindi (secondo loro) si dedica ai duri allenamenti per i campionati europei, agli stessi campionati e lotta come paramilitare dell’emirato mentre fa parte di una prestigiosa accademia russa, poi fugge e chiede asilo politico e questo gli viene accettato. Non sta in piedi, probabilmente non è lo stesso Bissoultanov Rassoul e non è l’unico in Francia, un altro l’anno scorso ha preso la patente alla LB Conduite con 31 punti nella pratica. Ma continueranno a dirvi che è un lottatore di arti marziali, lo faranno perchè i giornali non tornano indietro quando sbagliano, se nessuno se ne accorge e una notizia ha presa sulla gente, quella rimane, non si calca la mano per non destare sospetti, ma quella rimane.
Chi ha parlato di paramilitari?
I testimoni.
100 – 150 esperti di arti marziali e tecniche militari fatti fino al midollo in un locale di Lloret de Mar che avrebbero dichiarato: “Sembravano esperti, agivano come militari”.
Io non ho visto nulla di tutto ciò, ho visto una rissa, uno colpiva e gli altri cercavano di sedarla, per questo sono stati scarcerati. C’è un video interno alla discoteca che mostra come la rissa fosse tra Niccolò e uno dei ceceni.
Niccolò Ciatti è morto, non avrà più la possibilità di vivere la propria storia, di raggiungere i propri sogni, ma vi assicuro che i giornali ci metteranno un bel po’ prima di seppellirlo, perché il suo corpo è ancora un fresco business del quale approfittare.
Riposa in pace ragazzo e stai dove devi stare, nel cuore dei tuoi cari.

A. Cascio

 

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