Katia Gherardi e quella gente chiamata “web”

On 04/10/2017 by alecascio

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Si parla sempre di “cattiveria del web” come se il web fosse un’entità a se stante che poco c’entra con la gente che lo frequenta. Il web è solo uno specchio che riflette chi siamo realmente, non è finzione, ma il contrario e chi sa leggerlo attentamente sa capirlo. Paradossalmente siamo quello che mostriamo nella finzione, come un artista è quel che mostra con la sua arte. Il caso della direttrice della filiale di Intesa San Paolo che in un momento di pausa ha girato tre video divertenti (di un divertente leggero, quasi infantile come lo è lei, una persona molto credente e pura d’animo) è finito su tutti i giornali come fosse uno scandalo, tanto che anche i sindacati si sono mossi attaccandola e chiedendo la sua testa, gli stessi sindacati delle pensioni d’oro e delle spese pazze, degli ultimi scandali sulla mancanza di trasparenza, quelli che dovrebbero difendere il lavoratore ma invece…
Non voglio parlare di loro, ma di voi, del web come vi definisce qualcuno quando per me siete semplicemente esseri umani che trasmettono a una macchina i propri pensieri. Parlo del vostro voler ridere a tutti i costi, di tutto e di tutti, senza distinzione, delle vostre condivisioni massicce di video con gente che fa stronzate al limite del ridicolo, di voi che avete reso ricche decine di migliaia di persone come “saluta Antonio” o quel tipo che balla in mutande una canzone di Gloria Gaynor. Il vuoto che avete dentro crea inevitabilmente vuoto intorno a voi, se siete sporchi voi anche le vostre città saranno sporche, se siete corrotti voi anche i vostri politici lo saranno, se siete stupidi voi la cultura dell’intera nazione crollerà e ridere, a quel punto, non servirà a nulla.
Il video della direttrice era qualcosa destinata alla gente che la circondava, un video motivazionale per non prendersi sul serio, ideato da una persona che ha dedicato la sua vita al lavoro e alla preghiera e anche se per me il connubbio perfetto dell’imperfezione è “Banca e religione”, considero le buone intenzioni parte della bontà anche se finiscono nel calderone della cattiveria. Katia, così si chiama, è stata tradita dai suoi stessi impiegati, quelli che sembrano tanto divertiti nei video e che per ridere, per idiozia, hanno diffuso tutto sul web pisciando praticamente nella loro minestra, infangando il nome dell’azienda che li mantiene e della donna che in fondo cercava di stabilire un rapporto amichevole con loro: il non plus ultra dell’idiozia.
Ma noi ridiamo, tanto che ci frega, a finire licenziata è lei mica noi, che ci frega del passato degli altri, della vita degli altri, a noi serve ridere come alle vacche brucare i prati, fieri di definirci psicotici, stronzi, ansiosi, cattivi ma sempre così indignati quando subiamo un torto, come se il karma fosse una becera invenzione orientale senza fondamento solo perchè la scienza è troppo limitata per descriverlo.
Ma non pensateci, voi ridete, non siete esseri umani siete il web.

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