Joshua Tree

On 18/09/2012 by alecascio

Fermai l’auto, lei aveva in dosso uno straccetto di velluto color tortora modellato s’un corpo sfarzoso che s’imponeva prepotente su ogni briciola di cosmo che gli vagasse intorno, rendendolo un banale scenario di sfondo. Le dissi che se l’amore è un cuore che batte e una carne che trema, allora io m’ero preso il virus, forse dopo una scopata non protetta con qualche teenager sognatrice agli sgoccioli di una serata giù al Banana. Si fece leggera come l’anima dei santi ed io fusi la mia pelle alla sua inalando profumo di papavero soave e inghiottendo saliva che sapeva d’acqua fresca, assetato come le radici di un albero di Joshua nelle calde steppe della California. Le venni s’una gamba dopo aver pensato di farla mia per sempre coltivandola coi fertili semi di Giancana, ma ripresi la mia vita prima che la follia della passione potesse liberare il mio spirito da questa sfiancante ricerca della perfezione, lasciandomi invecchiare e disintegrare all’aria come ogni scadente manufatto del Creatore. I nostri visi si riempirono dell’Universo che circonda le stelle, allungai la mano, afferrai la sua e la strinsi forte singhiozzando ancora un orgasmo incompleto, che aveva dato il meglio sotto l’ombelico, ma non ancora esploso nella mia fantasia.
“Tieni il resto” le dissi, poi la riportai dove l’avevo presa e le dissi che non l’avrei più dimenticata, qualunque fosse il suo nome e il posto da cui m’aveva detto di venire.

Alessandro “The Nobodies” Cascio – Joshua Tree
Da: Tutta la maledetta verità su Escobar, Sean Giancana say

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