Sanremo 2018: la telecronaca in diretta della prima serata

On 07/02/2018 by alecascio
Annalisa apre il Festival un po’ come i minispot della Kinder aprono il derby, ma quello scemo come tra Napoli e Benevento, Ron ci allieta cantando una canzone cortissima e per questo riceve un’ovazione, una canzone scritta con Lucio Dalla e che probabilmente il compianto cantautore aveva scartato: gli aveva detto “Ron, non fare mai sentire questa porcata in giro” e poi si è rivolto all’oste chiedendo un altro giro. I The Killers vestiti con le loro consuete giacche da marinai inglesi sbarcano nel belpaese e cantano una canzone in italiano e la Hunziker con le tette dipinte rivela al mondo di avere il marito cesso, con la comicità livello Striscia e il sorriso di chi deve pisciare da mezz’ora ma è ancora a metà del colloquio di lavoro.
Entra Max Gazzè e canta la Leggenda di cuccurù e puzzutunnu, una canzone talmente piena di S che quando finisce gli inservienti portano via gli strumenti e danno una mano di mocio. La pubblicità della passata di pomodoro Petti mandata subito dopo da Favino ha come sottofondo un motivetto Jazz che per la prima volta ti fa apprezzare il livello degli spot TV e ci ricorda che al Festival c’è anche vera musica. Laura Pasini si finge malata per disertare come uno scolaro quando c’è il compito di matematica ma Fiorello, che è una scheggia impazzita, non se la caca di striscio e lei rimane al telefono a carico dei contribuenti a balbettare, in fondo Fiorello lo sa, è Laura Pausini mica Louise Veronica Ciccone, facciamo uno sketch e leviamocela dalle palle. Entra Ornella Vanoni travestita da Nilla Pizzi ubriaca e con lo sfondo che sembra la scenografia di Tenacious D durante la rock fight con Lucifero, barcolla fino al microfono e canta che bisogna imparare ad amarsi perchè lei dall’aspetto mi sa che non si è amata abbastanza ultimamente. Meta e Moro presentano spavaldi le loro occhiaie capaci di contrastare anche il più sofisticato dei contour. Mauro Biondi entra incazzato come un pugile e tutto pensiamo “ora c’è del soul, ora c’è del blues, ora sì che si spacca” ma sfodera una canzone di Natale fuori stagione e io stappo uno spumante e apro un panettone: quale migliore occasione prima della scadenza. Facchinetti e Fogli risorgono dalle ceneri dei Pooh ci soffiano su e accecano il pubblico per poi pugnalarlo… e i lamenti dei moribondi sembrano musica: una pratica antica usata dai briganti per derubare la gente per strada. A modo loro hanno fatto cultura.
Lo Stato Sociale e la loro ballerina di cent’anni infuocano l’anima di chi s’era accasciato sul divano ad autoflagellarsi perchè Sanremo almeno un giorno lo devi vedere, è un’istituzione, come la nazionale anche se non fa un tiro in porta o il concerto di Natale anche se non conosci i nomi del cinquanta per cento degli strumenti suonati dall’orchestra, Sanremo è come fare il trenino di capodanno: lo fai ma poi senti il disagio di chi si è lasciato andare a una convenzione pecoreccia. Lo Stato Sociale ha vinto Sanremo, è quello che importa, il resto è Hunziker.
Si riuniscono “quelli che cantavano Contessa” detti volgarmente Decibel, che poi è Enrico Ruggeri che canta con una band differente una canzone di Enrico Ruggeri, un po’ come il cornetto Algida e il cornetto Sammontana, che hanno la carta differente ma c’hanno il gusto uguale.
Elio e le storie tese non fanno più ridere come ne Il vitello dai piedi di balsa, ma hanno la il coraggio di ammetterlo e presentano la canzone di addio in seguito al loro scioglimento e salutano con un arrivedOrci.
La prima puntata finisc… ah no, ce ne sono altri, pensavo che… insomma sarebbe stato un momento ottimo per chiudere, sono le 23.30, Elio ha detto addio, io l’avrei chiusa qui.
Entra Giovanni Caccamo, tutti si chiedono chi sia, che cosa faccia nella vita oltre a presentarsi a Sanremo una volta l’anno, ha il viso da ingegnere ma wikipedia ci ricorda che fa l’architetto, sussurra “eterno”, come il tempo passato di fronte alla TV da quando tutto questo ha avuto inizio.

A questo punto speriamo sempre che ogni cantante sia l’ultimo, ma entra il secondo Pooh, quello coi capelli alla Kerry Washington.
Ha un fiore perchè il festival ha lanciato una campagna contro la violenza: secondo i primi dati consultabili su ANSA.IT, la violenza sulle donne dopo questa prima puntata è scesa del 45,4%, in lieve rialzo il tasso di suicidi.

Con Barbarossa ci ho mangiato insieme durante un tour, in un ristorantino di Favignana con Niccolò Fabi e Sergio Caputo, è un tipo apposto, a testa bassa, uno che non si è montato la testa e che se ne sta tranquillo per i fatti suoi, non me la sento di dire niente contro di lui e poi ha portato uno stornello che perlomeno ci torna quella poesia di quartiere che a noi che a Roma ci siamo un po’ cresciuti fa piacere … o forse sono solo stanco.
E allora non fa nulla se questo Festival continuerà fino all’una, io stacco e chi se ne importa, tanto non mi pagano abbastanza, 30 euro netti e credo che nessuno abbia mai lasciato un articolo a metà nella storia della critica: è il nuovo che avanza, è anticultura che fa cultura, è la novità che tutti aspettavamo nel mondo del giornalismo. Prendetela così.
Io vi lascio con la mia canzone (un classico intramontabile) scartata perchè ritenuta troppo scomoda.
Corrotti!

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