Il particolare caso di Iredia Osakue

On 03/08/2018 by alecascio

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Inziamo col dire che il fenomeno razzista, dalla persecuzione degli ebrei al Ku Klux Klan non è mai stato dovuto al carisma di un unico grande leader, anche se il nome Hitler risuona imperante nelle nostre orecchie. Il lavaggio del cervello è qualcosa in cui non credo completamente, al massimo certi messaggi risvegliano un sentimento recondito, ma non tramutano di colpo la visione del mondo. Lo stesso discorso vale per Salvini che nonostante i suoi “chi non salta è napoletano” e le sue misure estreme, è più un personaggio gonfiato da notizie e screen. Se il sentimento popolare è “gli ebrei hanno tutto il potere e i nostri soldi e noi tedeschen siamo vittime”, se quel sentimento è una voce da bar ma arriva un austriaco coi baffi finti a urlarlo senza paura, anche i tedeschen cominciano a urlare, e fuori dal bar, perchè un tabù è stato sdoganato.
Lo stesso tabù che in Italia dormiva nelle quattro mura del salotto. Da qualche mese a questa parte è inziata una nuova era, quella in cui puoi scrivere e sbraitare contro un nero senza vergogna, forte dell’appoggio dei tuoi simili.
Per quanto riguarda il particolare caso di Iredia Osakue, padre di Daisy: sì, è stato carnefice fino al 2005 e vittima oggi. E’ vero, ha fatto parte di un clan nigeriano di rapinatori e spacciatori, poi è stato arrestato, è diventato un collaboratore di giustizia, ha fatto sgominare la sua banda e ha scontato 3 anni e mezzo di galera. Poi il cambiamento, il lavoro, il ruolo di mediatore culturale e il supporto alla figlia durante la sua scalata nel mondo dell’atletica, da allora ha rigato dritto. Certo se hai la cultura medio bassa e rilasci dichiarazioni, ti pesti i piedi da solo, ma è troppo poco per poterlo bruciare vivo in una pubblica piazza e non è un dovere sapersi barcamenare in un processo mediatico.
Gli vengono attribuiti omicidio e sfruttamento della prostituzione, da fake news fatte girare da analfabeti funzionali, smentite dalla procura e dall’avvocato dell’uomo che tutto è meno che un santo. Di certo i giornali ci hanno marciato, ma che giornali? La stampa, con a capo uno che rivendica il suo diritto di chiamare i gay “fr**i” e lo fa in diretta televisiva con tanto di “e non rompetemi le palle”.
Ed è finita qui, tranne per quel discorso che Daisy vota PD e a tirare le uova è stato un assessore del PD quindi allora la colpa è di Daisy che vota i democratici, nè del lanciatore nè tantomeno dell’uovo.
Ma che volete farci, è il web, non è un salotto letterario dove non puoi entrare se non sai spiegare una paginetta dopo averla letta, non è il circolo dei lettori della contea di Yorkshire, è il posto in cui l’imbecille può scrivere qualunque cosa facendosi grosso con le valanghe di like di altri imbecilli . Ed è proprio questo che lo rende imbecille, perchè un normodotato saprebbe che non è la quantità ma la qualità di chi ti ascolta, come ti ascolta e come reagisce al tuo pensiero a fare la differenza.
Per dirla in parole povere, se scrivi un pippone sul fatto che i neri sono da buttare e ti risponde un tizio scrivendo “c’ai raggione se ne vedrei uno gli sputerei in faccia” allora sei come la musica neomelodica, sono pur sempre note e parole, ma… che note, che parole, che pubblico?
AC

 

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