Adrian – Celentano e Manara: critica della ragion impura

On 26/01/2019 by alecascio

Quando si ha un secolo e mezzo di età in due e uno tondo di carriera alle spalle, poco importa del giudizio degli altri, quando hai influenzato la cultura di tre-quattro generazioni e segnato per sempre quella della tua nazione, si smette di affezionarsi agli applausi, si smette di cercarli, anzi danno quasi fastidio. Ci si sente ancora uomini certo, anche a quell’età, ma sempre meno carne e più spirito. La provocazione non è più il gesto di chi vuole apparire, ma di chi vuole fotografare la reazione sconsiderata del provocato e lasciare che un giorno, dei posteri più assennati, riflettino sugli errori dei propri defunti.

Per dirla in modo più semplice, è come se qualcuno filmasse le nostre bravate da ubriachi e ce le mostrasse, in seguito, una volta riacquistato un barlume di ragione. L’ubriachezza da social, da ipercomunicazione, da egocentrismo esasperato non durerà per sempre, non nell’individuo almeno, ma permanerà nella collettività. L’individuo invece finirà per considerarsi prima o poi troppo in là con gli anni per poter competere con un certo standard comunivativo, che sia il 2050 o il 2300, nessun futuro ci salverà dall’invecchiare, dal dover smettere di fotografarci, di dire la nostra sperando che qualcuno ci ascolti, di concorrere con le visualizzazioni di chi ha più muscoli, adrenalina ed energia per fare il rumore che noi non possiamo più fare. Allora ci giudicheremo e se non lo faremo noi lo faranno i nostri figli e tutto l’odio e l’idiozia che abbiamo sparso rimarrà scolpita e non avremo abbastanza scalpelli per cancellarla. Capiremo probabilmente che a differenza nostra ci sono stati vecchi, addiruttura cadaveri, capaci di urlarci nelle orecchie e di scombinarci i pensieri più di quanto noi abbiamo mai fatto anche nel punto più alto della nostra vita. Due di quei vecchi vi hanno appena ricordato che nonostante abbiate i mezzi per fare critica e giornalismo rapido, la vostra capacità di pensiero non ha mai cambiato velocità, non è mai riuscita a star dietro alle stesse macchine che vi vantate di saper gestire. Vi hanno ricordato che, per quanto vi sentiate capaci, il pianeta caotico che avete contribuito a far crescere non vi permetterà mai di lasciare un segno tangibile nel mondo della musica, del fumetto, dell’illustrazione, del cinema, della televisione, della scrittura. Siete condannati a rimanere meteore, figli dei talent, dell’editoria fai da te, del blog. Ed è giusto quello che quei due che state additando come incapaci avevano intenzione di farvi notare, ma siete ancora troppo alticci per rendervene conto.

A. Cascio – Celentano e Manara, critica della ragion impura

dfg

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