Silvia Romano – Libera e sorridente/Nessun riscatto

On 15/05/2020 by alecascio

Articolo del 10 Maggio

Silvia Romano, che da oggi chiameremo Aisha per via della sua conversione all’Islam, soffre della sindrome di Stoccolma, una sindrome passeggera e molto comune in certe situazioni traumatiche, ma non sarà di certo l’unica sua debolezza psicologica, col tempo subirà le ripercussioni dei 18 mesi di prigionia, non sarà mai più la stessa o forse, con molta sofferenza, tornerà ad avvicinarsi a quel che era un tempo e a vedere tutto in maniera più lucida.
Ne soffre, non per via della sua conversione, ma perchè la norma vuole che una persona sana chiami i suoi rapitori con decine di nomignoli censurabili e non li dipinga come dei birbantelli … ma in fondo educati, suvvia.
La prima frase sui propri sequestratori non è mai “Mi hanno trattata bene”, non per una persona lucida.
Ma neanche:
“Mi rinchiudevano nelle stanze ma mai da carcerata”
“Non è vero che volevano farmi sposare”
“Mi hanno assicurato che non sarei stata uccisa e hanno mantenuto la promessa”.
Ha solo 24 anni e la sindrome di Stoccolma, se non si ha un quadro completo del meccanismo psicologico, può destare rabbia e sembrare quasi offensiva. Ma è solo un’illusione, come qualsiasi altro disturbo psichico e lei ha tutto il diritto di averne uno. Voi non avete passato quel che ha passato lei, non potrete mai capire cosa avviene nella testa di una giovane donna in una situazione di quella gravità e gl’insulti o le critiche a lei rivolte colpiranno più i suoi familiari che lei, almeno fin quando non avrà acquistato maggiore lucidità. Liberarla non è servito soltanto a salvare una vita, la vita in sè vale poco sia in Italia che in qualsiasi altro posto al mondo, ma era necessario per dare un messaggio ai Jihadisti, una prova di forza atta a dimostrare che i cittadini italiani non possono essere trattati come merce di scambio.
Aisha Romano è quindi solo un simbolo e il governo, seppure non possa palesarlo, ne è a conoscenza. Quel che sto scrivendo dimostra che non credo affatto nella teoria del riscatto, giacchè solo a Novembre gli arresti per il sequestro della ragazza erano arrivati a 23. Credo piuttosto che sia stata fatta terra bruciata attorno a quella particolare cellula di quel particolare gruppo terroristico (in realtà frammentato e poco potente rispetto ad altri gruppi simili). Lo ammetto, non si può essere certi di nulla visto che di servizi segreti si tratta, nessuno ha mai dichiarato che sia stato pagato un riscatto se non un paio di giornalisti che hanno innescato la reazione a catena, ma mettiamola così: io almeno non stampo milioni di copie di un giornale coi soldi vostri tirando a indovinare.
Finita la storia, sarebbe saggio dimenticarla e lasciarla alla sua vita, non farne nè un esempio positivo nè negativo.
Magari non scordiamo che la ragazza era partita per dare assistenza medica in un paese in cui la prospettiva di vita è di 60 anni, in cui il 40% della popolazione muore di diarrea, tubercolosi, malaria e HIV.

sdfdf

LEGGI ANCHE:

Articolo del 15 Maggio

Il giorno dopo la liberazione di Silvia Aisha Romano scrissi che a rigor di logica non c’era alcun motivo di pensare che fosse stato pagato un riscatto. Voglio precisare che non attacco personalmente chi ha pensato e pensa tutt’ora che sia così ma lo fa in modo del tutto sobrio, attacco i giornalisti e gli opinionisti che pur di tirare acqua al proprio mulino vi riempiono la testa di stronzate. Non ho mai abbandonato del tutto Silvia Romano (ma non le sono stato neanche così vicino come meritava), ho scritto diverse volte di lei e di quel che si conosceva a riguardo e no, non penso che i giornalisti non siano stati in grado di seguire il mio stesso ragionamento per raccontarvi oneste supposizioni (la verità è sempre appannata se non sei onnipresente).
Quel che penso è che siate tutti monitorati da analisti attenti (che siano figure professionali pagate dai giornali o semplicemente gli stessi giornalisti poco cambia) che studiano attentamente la direzione verso la quale andare per riuscire a fare rumore. Lo si fa nell’editoria, anche quando ci si occupa di narrativa o saggistica.
In un momento di crisi economica, d’instabilità psicofisica, quel che andava detto per vendere più pubblicità è stato detto e come pecoroni molti sono caduti nel tranello.
Io non sono un giornalista, sono uno scrittore, un saggista al massimo, ma ho lavorato con diversi giornalisti e so bene come alcuni di loro agiscono pur di poter fare il salto di qualità.
E’ una giungla di parole, non tutti loro ne vanno fieri ma l’impero del consumismo e della tassazione colpisce lo scribacchino quanto il negoziante. La dignità non ha mai la pancia piena, la dignità non gode di alcuna ricchezza, non ha ville e auto di grossa cilindrata, alcuni se ne liberano per debolezza, non li odio, hanno la mia compassione.
Il motivo per il quale il mio articolo su Silvia Romano pubblicato sul mio sito è stato letto da 6.500 persone e quello sul caso Alitalia (che ci costa due milioni di euro al giorno), ha avuto solo 84 visualizzazioni è che non si aveva alcun bisogno di verità ma di un a capro espiatorio, il problema non sono mai stati i 4 milioni, Silvia è solo un modo per sfogare fustrazioni latenti.
Non deve avere alcuna paura di affrontare gl’Italiani, perchè oggi la vittima è lei, ma ce n’è già un’altra pronta a prendere il suo posto.
E per favore, questa non è una gara d’intelligenza, la mia stupidità non la nascondo a nessuno, è solo un invito a contare fino a dieci prima di attaccare un altro essere umano e a farle pesare la propria esistenza, la propria nazionalità e perfino il proprio sorriso.

 

Comments are closed.