L’amore ai tempi di Pierce

On 30/09/2012 by alecascio

Ian è un amico sincero che non mi racconta mai storie.
Ricordo che un giorno me ne stavo al suo chiosco dei vini lamentandomi di non riuscire a trovare la donna giusta e: “Chissà se Dio ne ha creata una” mi chiedevo zeppo di brachetto dalla gola all’ombelico.
“Certo che l’ha creata, amico mio” mi rincuorò Ian, “ma probabilmente è morta prima di conoscerti”.
Per questo piango ogni donna che il destino porta via da questo malinconico pianeta, le piango tutte come fossero mie.
Marilyn è sepolta poco in là. Lei non la piangerà mai nessun uomo innamorato: era sfuggente da viva e lo è ancor più da morta. Ogni tanto faccio una visita al cimitero di Pierce Brothers con un fiore in mano, mi soffermo sulla tomba di una trapassata che rispetti i miei standard e mi chiedo come sarebbe stata la vita assieme a lei.
“Un Inferno” mi dice un tipo con la faccia da taglialegna seduto sul verde che circonda la lapide di una certa Joan Rogers: “Non aveva né testa né cuore, era come un cielo prima che piova, ma non pioveva mai.”
Morsica il suo panino e scuote la testa: “Mai, fratello, e se non piove non puoi vedere il sole, rimani recluso e triste come un chitarrista di Seattle”.
“Era la tua donna?” chiedo facendo un passo indietro per rispetto.
“No, è solo l’idea che mi sono fatto di lei, la mia donna è probabilmente quella accanto”, m’indica col dito: “Tina qualcosa, la vedi? Di fronte a quel tipo magrolino che piange.”
Si alza con una tale pesantezza che mi viene il fiatone a guardarlo.
“Hey” grida, “perché diavolo piangi la tomba della mia Tina?”
Il tipo magrolino si scusa: “Non sapevo fosse la sua, quando l’ho scelta non c’era nessun fiore e ho pensato che fosse libera”.
“Ci sono duecentocinquanta acri di terra fiorita qui attorno”, risponde il taglialegna, “solo gli uomini senza fantasia regalano un fiore a una donna che dorme s’un prato”.
Scaccia l’uomo e gli chiede di cercarsene un’altra brutta, timida e dalle ossa delicate quanto le sue, poi torna da me con aria soddisfatta e serena come se fosse abituato a tutto quello e mi dice di lasciar perdere quella donna che: “Ci sono donne che morirebbero pur di essere amate, ma lei, Joan Rogers, tornerebbe in vita pur di essere odiata, tanto era pessima”.
Avere avuto molte donne vuol dire averne perse tante, vuol dire aver vissuto una vastità di lutti che col tempo ti rendono insensibile alla vita come un paramedico a New York. E’ per questo che il cimitero di Pierce Brothers è pieno d’uomini che tra un silenzio e l’altro si raccontano a vicenda le loro storie d’amor perduto, perché quando ti è andata male con la realtà ti rendi conto quant’è più facile amare un’idea. Il Pierce Brothers è l’evidente prova che la morte è l’unico modo che ha la gente come me per venerare una donna e che hanno certe donne di essere finalmente idealizzate.

A.Cascio, L’amore al Pierce, Da: Tutta la maledetta verità su Escobar

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