George Floyd, David Dorn e gli AntiFa: l’ipotesi che tutto questo sia sbagliato

On 04/06/2020 by alecascio

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David Dorn era un afroamericano. Trump (che non ammiro) ultimamente ha postato la sua foto mandando le condoglianze alla famiglia. Ho visto spesso il tweet di Trump deriso oppure inspiegabilmente etichettato come razzista. David Horn era un nero, ucciso dagli stessi che difendono i diritti dei neri saccheggiando negozi ed è questo che Trump voleva puntualizzare: “Di lui? Non ve ne frega un cazzo?”
So che ogni parola pro-Trump è impopolare, ma saranno le uniche, credo, in tutta la mia vita e non riguardano la persona ma solo il messaggio.
Scrivo di George Floyd non perchè m’interessi davvero qualcosa della questione razziale degli Stati Uniti ma perchè interessa al popolo. Mi spiego meglio: non è che non m’importi che un nero venga ucciso da un bianco, ma data la mole di guerre, omicidi, povertà, maltrattamenti presenti nel mondo e data la grandezza del mondo, non comprendo il motivo per il quale un italiano o francese o inglese o indiano debba concentrarsi s’una specifica situazione di un determinato luogo come se nel resto del mondo oggi stesso non siano accadute altre ingiustizie degne di nota. Lo capisco a dire il vero: si va dove “l’informazione” vuole portarci. Del resto i problemi di Gaza sono triti e ritriti e bisogna pur variare sul tema.
La situazione razziale degli Stati Uniti non è una questione che riguarda il mondo intero (simbologia a parte), ma per l’appunto, i neri degli Stati Uniti. Se domani ottenessero ciò che vogliono, l’otterrebbero per il loro paese. Al nero di Busto Arsizio, in parole povere, resterebbe la simbologia dietro la rivolta, ma nient’altro.
Voglio solo dire che dovremmo guardare in casa nostra, al caporalato nelle nostre campagne, agli sbarchi che a Lampedusa non si sono mai fermati, pur “tifando” per il bene dei paesi lontani, come ho ben spiegato.
Dave Patrick Underwood, agente della polizia federale di 53 anni, stava sorvegliando un tribunale di Oakland, in California, quando gli hanno sparato addosso da una macchina. Un suo collega è rimasto ferito. Underwood era nero.
Chris Beaty, 38 anni, ex giocatore di football dell’Università dell’Indiana, è stato ucciso a Indianapolis durante le proteste, lo stesso giorno un altro giovane di 18 anni. Chris era nero.
Come David.
Le vite umane non hanno alcuna gerarchia, anche un solo omicidio in nome di un altro omicidio è troppo e azzera il valore della protesta stessa tanto da giustificare la messa in campo di un esercito, specie durante una pandemia che ha fatto fin ora (solo negli USA) più di centomila morti.
Qualsiasi cosa succeda, non possiamo fare quel che cazzo ci pare fregandocene dei diritti dei nostri simili. Avevano ragione in principio, ora possono lecitamente essere etichettati come terroristi, mi riferisco a quegli AntiFa che pur derivando dalla parola “antifascisti” non sono tutti la rappresentazione d’oltreoceano di una italiana Liliana Segre o dei No global inglesi, ma sono i Black Bloc, che saranno anche nati in Germania negli anni ’80 ma che negli Stati Uniti hanno raggiunto la fama mondiale per i loro piccoli vizi durante le manifestazioni (al quale spesso si uniscono per tramutarle da pacifiche in violente) come le azioni incendiarie, l’uso di molotov ed esplosivi.
Non voglio cambiare le vostre idee, per carità:
“Incendiate tutto”
“Distruggete tutto”
“Sparate, manifestate”
Tanto che ci frega, siete a 9000 km da noi e la pelle è la vostra.
Dico solo che il fatto che tutto questo sia sbagliato tanto quanto la polizia americana (che andrebbe rifondata da zero) andrebbe preso come ipotesi.

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