Addio Pau Donés, cantante degli Jarabe de Palo

On 09/06/2020 by alecascio
Grazie a Pau, negli anni ’90 arrivò qualcosa di nuovo, molto differente da ciò che avevamo ascoltato fino a quel momento. Per noi ragazzini le canzoni in lingua spagnola erano solo rindondanti ritornerlli da ballare in gruppo in discoteca, non esisteva altro in quell’anno che “un pasito bailante Maria” e, tranne per Manu Chao, ogni ritornello spagnolo era per tutti oggetto di scherno, qualcosa da finire con “eh Macarena, olè”. L’impatto che ebbe La Flaca non è facile spiegarlo in questo momento storico senza barriere e in cui tutti cantano in lingua globale, ma ci aprì le strade a qualcosa di diverso, nuovo, ci consigliò di sperimentare e, perchè no, di accettare Corazon Espinado come hit nel ’99. Ogni nazione era lontana, più lontana di quanto lo sia adesso, per volare in Spagna allora ci voleva un passaporto o un documento valido per l’espatrio.
Eravamo abituati ai culi delle ballerine e agli addominali scolpiti di Enrique Iglesias e Ricky Martin e poi arrivò lui, con la barba, la pancetta, s’un tetto di New York e un sound differente, minimale, un riff facile facile.
Tutti i gruppi live l’avevano in scaletta, anche noi la suonammo un paio di volte e fu davvero complicato non sputacchiare sul microfono le prime volte. Ci veniva da ridere a cantarla, ma poi la cantavamo, ci mettemmo un po’ a prendere la lingua seriamente.
“En la vida …conocì? Cono…fcì? Cono…ftzi?”
Quel che voglio dire è che, se anche sia stata una meteora, è passata nel momento giusto e fu sotto gli occhi di tutti. Ed era talmente simpatico e gioviale che a quel tempo gli si voleva un gran bene.
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