Il body shaming maschile esiste, ma solo se siete degli emeriti idioti

On 28/08/2020 by alecascio

Oggi leggevo un articolo sul body shaming femminile nel profilo di una ragazza. Poco dopo un uomo ha postato di contro un altro articolo per dimostrare che esiste anche il body shaming maschile ma non se ne parla tanto.
Credo che non se ne parli tanto perchè è meno marcato.
Ho frequentato mezzo mondo e nonostante abbia sentito spesso fare commenti sull’altro sesso da entrambe le parti, quelli delle donne sono più mirati al quoziente intellettivo che al corpo (anche se ammetto, il brutto, grasso, a volte è scappato com’è naturale che sia), ma ho avuto come la sensazione, per tutta la mia vita, che un uomo esteticamente imperfetto ma con carisma fosse più ambito di un uomo perfetto ma idiota.
A tal proposito c’è una storia che racconto sempre a chi si definisce brutto, una storia che riguarda me ma potrebbe riguardare chiunque.
Vivevo a Roma e avevo un fisico invidiabile: ogni giorno in palestra, boxe, pesi, fitness fin quando non decisi di fare una gara di pugni al sacco per arrivare a trentamila pugni e mi si lussò una spalla. Ho da sempre questi lampi di genio, la predisposizione a portare allo stremo corpo e mente per vedere l’effetto che fa e se dai troppi pugni a un sacco senza mai fermarti c’è il rischio che la tua spalla non regga, ecco che effetto fa, predete appunti. Perchè i pugni, per chi non lo sapesse, si danno con la spalla non con la mano e l’avrambraccio.
Fatto sta che, ritornato in Sicilia e fermo da 11 mesi, passai da 71 chili a 96 chili. Ero quello che si potrebbe definire un ciccione di 29 anni che ne dimostrava 40.
La mia mente però non subì alcuno sbalzo di peso, era rimasta leggera, credevo in me stesso, avevo appena pubblicato un romanzo, due sceneggiature, studiavo con grandi maestri e questo mi rendeva forte, carismatico, pieno di energie, ero il centro nevralgico dell’universo, per citare Palhaniuk ma più in grande.
Quand’ero ciccione, ma ciccione per davvero, ebbi più donne in un solo anno che in tutta la mia vita.
Un giorno, in una discoteca, andai con tre donne una dopo l’altra e con la quarta decisi di limonare seduto s’una sedia.
Immaginate questo energumeno espanso in larghezza, sudato e con una camicia Nara a fiori ricamati che senza freni si comporta come fosse Richard Gere nel film biografico di Oliver Hardy. La donna che avevo sulle ginocchia era di una bellezza riconosciutale da tutto il mondo maschile, le dissi che mi piaceva baciare e lei rispose: “Perchè no”.
Si avvicinò un’altra ragazza, con un viso che mai dimenticherò, gli occhi lucenti, abbagliata da me e lei che ci baciavamo come in Vento di Passioni, ci disse:
“Siete bellissimi!”
La sedia scricchiolava sotto al mio culo flaccido perchè non aveva mai retto tanto peso, ma lo stesso le risposi: “Unisciti a noi”.
Non eravamo a Miami, nè a Ibiza dove donne di ogni età ne approfittano per sopprimere i freni inibitori, ma in un semplice locale di Palermo, frequentato da universitari e poca gente.
Si unì a noi e pomiciammo in tre fin quando la sua amica non la prese per la maglia e le urlò di smetterla. Poi arrivò il buttafuori e mi chiese di parlarmi. Era piuttosto imbarazzato perchè non aveva mai dovuto ammonire qualcuno perchè stava facendosi troppe ragazze tutte insieme.
Gli dissi che ne avrei scelta una soltanto e così feci, la sera inscenai un teatro del porno nella camera radente a quella di mio fratello, con le mura di cartone e il pavimento del ’700 che arrancava.
Una delle ragazze che frequentavo era ossessionata da me tanto da amarmi e odiarmi allo stesso tempo, a tal punto da prendermi a schiaffoni senza motivo nel bel mezzo di una serata.
“Così” disse, “mi andava di farlo”.
Le urlai addosso tanto da far fermare il DJ e da richiamare i buttafuori che mi guardarono da una distanza di due metri senza avvicinarsi.
“Io non capisco cosa c’è in te, sei brutto” mi diceva sempre, “lo dice anche mia madre”.
Ora, la stima in me stesso era talmente alle stelle che non me ne fregava un cazzo di cosa pensasse lei, la gente attorno e la sua famiglia, non lo considerai bodyshaming, specie perchè il suo parere era più insensato di un ciccione che fa il latin lover.
Rimasi la media di due settimane con ogni ragazza fin quando non trovai l’amore dopo dodici mesi e diciotto ragazze diverse.
La mia spalla s’era messa a posto e da tempo avevo ricominciato ad allenarmi costantemente ritornando ai fasti di un tempo: magro, scolpito nel marmo a tal punto che anche gli uomini mi facevano i complimenti. La mia storia d’amore finì proprio perchè passavo più tempo in palestra che con lei, ero davvero talmente preso dal fisico che lasciai perdere anche la scrittura. La mia mente ne subì le conseguenze perchè, vedete, quando fai qualcosa di nobile e cerchi di raggiungere un obiettivo lavorando duro, l’autostima si gonfia come una rana di fronte a un predatore e non c’è alcun dubbio che un uomo con uno scopo letterario abbia più carisma di quello che pensa solo ad apparire bello e a ubriaciarsi in discoteca.
Con il fisico migliore della mia intera vita non battei chiodo per un anno intero. Non avevo mai avuto la tartaruga in vita mia, non vedevo l’ora di mostrarla al mondo femminile ma quello s’era come inabissato negli oceani profondi dove le tartarughe non possono arrivare.
Questo m’insegnò che la donna non ha i nostri occhi.
Come dico sempre, una donna riuscirebbe a far passare un cesso per una Jacuzzi.
Lavorate quindi sulla vostra personalità, non tralasciate il corpo ma consideratelo secondario, perchè che stiate cercando amore in pillole o amore permanente, voi per le donne non sarete mai i vostri pettorali.
Ovviamente non smisi mai di fare gare per spingere il mio corpo al limite, per questo mi ritrovo con due ginocchia fracassate e i gomiti opponibili.

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