Bellezza: Gucci, Armine Harutyunyan e la scelta pubblicitaria dello shock visivo

On 31/08/2020 by alecascio

Gucci non è un negozietto in centro che vende magliette con scritte divertenti, è un’azienda che conosce bene come far colpo sulla gente e far parlare di sè. Ciò che hanno inteso fare con la modella Armine Harutyunyan è quello che molti artisti negli anni hanno fatto prima di loro (Modigliani, Picasso) ovvero creare uno shock visivo che potesse attirare l’attenzione delle masse.
Se un occhio e più grosso di un altro, se la fronte è più estesa dell’ordinario, il nostro cervello lo percepisce come anormale.
Armine sa perfettamente di quale progetto fa parte e non pretende di essere bella. La bellezza oggettiva esiste in una misura limitata ma comunque corposa, il nostro istinto primordiale, infatti, ci porta a riconoscere come bello ciò che ci dona piacere e che sopratutto mostri armonia e buona salute, ciò deriva dal comportamento tipico del mondo animale che porta i soggetti pronti per l’accoppiamento a scegliere altri simili che non dimostrino difetti genetici per salvaguardare la discendenza.
L’uomo riconosce quello che in architettura è detta sezione aurea, ovvero la perfezione delle forme che anche in quel campo viene spesso stravolta per creare opere che attirino l’attenzione. La forma allungata della calotta cranica, un naso sproporzionato vengono percepiti come al di fuori della sezione aurea che rappresenta il nostro ideale di armonia.
Quell’idela viene per esempio seguito dalle donne quando si truccano, quasi meccanicamente. L’apparire in buona salute è il motivo per il quale in molti ricercano l’abbronzatura.
Il canone di bellezza può comunque cambiare nei secoli, ma sempre nei limiti, per via della complessità del nostro cervello e dei nostri rapporti.
Prendiamo ad esempio un gruppo di trenta persone, ventinove con dei canoni di bellezza standard e una con “un’architettura” estetica differente. Se quest’ultima, rapportandosi agli altri, riuscirà ad attirare a sè (tramite il carattere, la giovialità, l’espressività) una piccola quantità di presenti, i restanti si chidereanno cosa ci sia in quella di così affascinante da catalizzare l’attenzione dei compagni. Lentamente i canoni “dell’intruso” verranno prima accettati, poi percepiti come canoni di bellezza.
E’ un esempio semplicistico ma dilatando questi comportamenti umani in tempi lunghissimi, secoli o millenni, riusciremo a capire perchè i canoni greci non erano gli stessi di quelli moderni.
Se la bellezza deve dimostrare armonia e buona salute, essendo degli esseri sociali distaccati in gran parte dal mondo animale, anche la mente deve apparire armoniosa e sana, perciò riusciamo (a differenza delle bestie) ad avvicinarci a chiunque ci sollevi e a provare per esso/a attrazione.

Alessandro Cascio

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