Referendum: le motivazioni del NO e il disastro che ci aspetta dopo l’esito

On 21/09/2020 by alecascio

Ci vuole molto, davvero, per comprendere il giro mentale di chi crede che tagliare le poltrone sia un affronto alla democrazia e io ho cercato di capire le loro ragioni, il perchè sostengono che in Italia abbiamo bisogno di 400 parlamentari “eletti” in più della Spagna o della Francia, 300 più dell’Inghilterra e un esercito in più di paesi come Portogallo o Svezia.
La prima, la più becera (e quelli del NO mi scuseranno se includo tutti) è che nelle tasche degli italiani entreranno solo 60 centesimi l’anno: “Uè, n’arricchemu, tutti fuori a cena”.
Vediamola in un altro modo, tolte le auto blu, le scorte, i buoni pasto, i biglietti aerei, le abitazioni, i portaborse, l’aggeggeria varia, l’abbonamento governativo a Netflix risparmiamo mezzo miliardo di euro che magari a tempo perso si dà una palettata di cemento a un ponte e non dobbiamo pregare il santo regionale ogni volta che ne attraversiamo uno. Oppure diamo un pasto caldo a quei lerci senzatetto e senza lavoro che non fanno un cazzo dalla mattina alla sera e vogliono pure campare sulle nostre spalle. Mezzo miliardo di shopping comune, che negli anni diventano… porca Eva, credo un biblione e mezzo di euri, più o meno.
Poi c’è la più diffusa, scritta anche su importanti testate giornalistiche da illustri persone che io non conosco perchè sono ignorante. Una, per esempio, laureata all’Università degli Avengers, con master in spostamento degli oggetti e congelamento del tempo, dopo averci esortato a votare NO ci chiede perchè dovremmo dare per scontato che dopo questo taglio si facciano altre manovre per risparmiare.
E’ un po’ come se compri un armadio Ikea, monti la base e l’amico scemo dietro ti dice: “Guarda che non fai niente se monti la base, devi montarlo tutto se vuoi infilarci i vestiti”
“Sì, ma fammi montare prima questa”
“E a me chi me lo dice che poi monterai anche le ante?”
“Non posso montarle se non metto prima la base”
“Secondo me andava montato tutto insieme”
“Ma si può sapere che cazzo ci fai qui, un lavoro non ce l’hai?”
“C’ho il reddito di cittadinanza”
Quel che ho capito io del NO al taglio è che così eleggiamo meno persone, allora quelli non eletti fanno quel che pare a loro, così noi abbiamo meno potere, perchè più gente eleggiamo più potere abbiamo, dovremmo eleggerne 5000 così comanderemmo noi, ci sarebbe un rapporto diretto, tipo:
“Senti Vincè, a me non mi sta bene sta cosa che avete fatto sull’ecobonus per le auto elettriche, se non senti il rombo del motore non è guidare, è andare in bicicletta con la graziella rosa di quand’era piccola la zia”
“Ma non ti proccupare Giovà, ora lo dico agli altri e vediamo di metterci il bonus per il pandino e l’alfasud”
“Lo sapevo che avevo fatto bene a eleggerti, poi passa che mia moglie ha preparato la lasagna coi broccoli”.
La ragione dei No, e ne ho lette tante, è il “e se poi?”
Sul corriere un tipo scrive: “E se poi tagliano il parlamento? E se poi dicono “votiamo s’una piattaforma tipo Rousseau”. E se poi spingono per il vincolo di mandato?”.
Andiamo al mare?
E se poi annego?
Non fare il bagno.
E se poi piove?
Torniamo a casa.
E se non parte l’auto?
Torniamo in treno.
E se c’è sciopero?
Insomma, il “se poi” dei No è legato al fatto che i politici italiani sono così fannulloni e mangiasoldi che sfrutteranno questa situazione per fare i comodi loro e il che ci porta a una conclusione: o eleggo mio cugino che ci sentiamo ogni fine settimana e a me mi ascolta o viva la monarchia.
“I politici ci costano troppo, noi arranchiamo e loro…”
“D’accordo, tagliamoli”
“Li avete tagliati perchè così potete eleggere chi vi pare”
“Ne eleggerete sempre più di Spagna e Francia”
“Infatti la Spagna va a puttane”
“Ma la Francia no”
“E se c’è sciopero?”
“Torniamo in treno”

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