Come olio nell’acqua

On 02/10/2012 by alecascio

<<Sai cosa rende la follia poco affascinante, Shaun? Lamentarsene come se fosse una malattia quando invece è uno scompenso, come lo è l’amore. Mi c’è voluta metà della mia vita per raggiungere questa conclusione. Un noto medico dei pazzi scriveva in un suo libro che nonostante gli anni passati in manicomio, non era mai riuscito a inquadrare la follia perchè c’era qualcosa di normale nei folli e di folle nei normali. Gli occhi delle donne rinchiuse nelle loro stanze avevano qualcosa che le legava a Dio più che alla terra, come se avessero visto la verità e ne fossero rimaste bruciate. Io ho passato la vita a contatto con la follia, con tossici e privi di senno, alcuni li ho visti morire, ne so abbastanza per dirti che certe volte bisogna solo accettare di essere diversi, organismi particolari, che sentono le emozioni come se fossero timpani senza orecchie: fa male e lamentarse in continuazione non lenisce il dolore, non rende più forti, ma mostra agli altri una sofferenza che non può essere compresa, mai, nessuno può comprendere un folle, come nessuno può comprendere un diabetico, un eroinomane, un cieco, nessuno può comprendere davvero nessuno perchè tutti siamo un mondo che gravita nel proprio universo. Dovresti semplicemente smettere di lamentarti, ignorare tutte quelle false approvazioni di chi ti dice “forza, ce la farai”, cominciare a studiare te stesso e ciò che di particolare c’è in te e in ciò che ti succede. Dovresti pensare ad esempio che Mozart era un folle, che Beethoven lo era, che Manzoni era un agorafobico che si rifugiava nelle chiese per placare l’ansia, che Nietzsche spinse a tal punto quel barlume di ragione verso la follia tanto da esplodere vedendo frustare un cavallo da un cocchiere torinese. Che Van Gogh lo era, che Verlaine lo era, che la maggior parte delle grandi star, dei grandi artisti hanno iniziato per un disagio estremo che li ha portati a scavare l’esistenza e a inventare per caso tutto ciò che a noi è più caro: la pittura, la musica, la poesia. L’amore non era così bello prima che i folli lo raccontassero. Sarà che io non riesco a lamentarmi, sarà che io, piegato in due dai dolori, dall’astinenza, dalla sofferenza, ho comunque ringraziato il cielo di poter godere dell’aria, di potermi ancora fare una sega, di poter scrivere, di poter vedere il cielo, di poter mangiare cioccolata. E a dire la verità, quando ti vedo lamentarti, non penso a un folle, ma a una persona incapace di tirare il petto in fuori e respirare, di preservare la propria dignità. La follia e la debolezza sono come l’acqua e l’olio, non le vedrai mai mescolarsi assieme. La forza sta nell’affrontare le cose senza lamentarsene troppo, mai, perchè tutti abbiamo degli ostacoli da superare e forse più ne abbiamo più vuol dire che Dio, Madre Natura o Mary Poppins lassù, vogliono che ci spingiamo oltre e che scopriamo ciò che un felice, un normale, un uomo medio mai potrà capire. Scusami la schiettezza, amico mio, ma a un certo punto bisogna pur capire che anche moribondo stanca, se sbuffa troppo e che il modo migliore per lasciare una buona immagine eterna è quella di andarsene in silenzio.>>

Alessandro Cascio – Da: Tutta la maledetta verità su Escobar, John Say
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