Covid19: sanità italiana e omocidio colposo

On 20/11/2020 by alecascio
TG e giornali ci presentano le morti giornaliere per Covid19 come un effetto naturale della pandemia e noi subiamo passivamente questo punto di vista perchè ignari di ciò che c’è dietro alla macchina sanitaria che, se messa in moto correttamente, può essere abbastanza efficiente da salvare la vita di decine di migliaia di persone.
E’ stata invece lasciata a se stessa, per questo i conducenti oggi potrebbero essere imputati per omicidio colposo.
Agl’inizi del 2019 fu redatto un dossier dell’OMS che muoveva aspre critiche nei confronti dell’Italia circa la gestione della pandemia, usando aggettivi come improvvisata, fantasiosa e impietosa.
Il dossier metteva in evidenza le gravi lacune italiane con ancora in corso un piano pandemico obsoleto risalente al 2006 e mai aggiornato.
I rimproveri erano i seguenti:
- Mancato stoccaggio dei dispositivi medici e degli antivirali.
- Mancata formazione del personale medico.
- Mancato potenziamento dell’assistenza domiciliare e mancato apporto ai medici di base.
- Mancato rapporto con l’RSA delle case di riposo.
- Mancato uso del software simulativo dell’OMS che ci avrebbe aiutato a calcolare il fabbisogno di scorte e dispositivi in caso di pandemia inserendo dei semplici dati.
Il dossier fu pubblicato e fatto sparire dopo un solo giorno. Eppure portava la firma di dirigenti prestigiosi come quello del numero due dell’OMS, Ranieri Guerra.
Fu proprio Ranieri Guerra a far pressione affinchè il dossier venisse ritirato. Guerra sostiene di non averlo letto e di non saperne nulla, ma mente in quanto il dossier porta la sua firma ed è stato da lui approvato in ultima istanza.
I ricercatori ipotizzavano, con quel piano pandemico, la morte di circa 70.000 persone e ammettevano che il paziente 1 di Codogno era stato scoperto grazie a un dottore che, pur di difendere la nazione italiana da una pandemia, si era sottratto alle linee guida nazionali.
Le linee guida dell’OMS obbligano gli stati ad aggiornare ogni tre anni il piano pandemico.
Quando nel 2013 la commissione europea chiese ai paesi membri la comunicazione dei piani pandemici, l’Italia fece un copiaincolla di quello del 2006 nonostante fosse stato giudicato inadeguato. Nessuno se ne accorse.
Per via di questa strafottenza, il paese ha pagato e sta continuando a pagare un prezzo molto alto in termini di vita e di economia.
Per quanto riguarda la regione Lombardia, già nel 2010 la giunta regionale guidata da Formigoni cercò di avvertire che il piano era lacunoso, inadatto e che avrebbe messo in serio pericolo gli abitanti, ma nulla fu fatto.
L’Ex comandante della scuola per la difesa nucleare battereologica e chimica ha stilato un rapporto di 60 pagine depositato in procura a Bergamo.
“Se avessimo seguito il sistema tedesco, aggiornato ogni tre anni” dice, “avremmo avuto 7000 morti, ma anche se ne avessimo salvati mille, non credete che ne sarebbe valsa la pena?”
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