Il ciuffo

On 07/10/2012 by alecascio

Non sono mai stato un buon critico d’arte, per me la differenza tra un buon quadro e un cattivo quadro sta nel colore della parete in cui dovrai appenderlo, ma John ugualmente mi chiede: “Allora, ti piace?”
E io gli rispondo di sì perché se nella vita vuoi dare abbastanza “no” senza farti odiare, qualche volta devi anche dire di “sì” e se sei furbo lo fai nelle occasioni di poco conto, come queste.
“Sei tu!”, sorride: “E’ il tuo ritratto”.
La mia faccia comincia a pulsare, strozza le istintive smorfie di disgusto con altre smorfie pensate e pesate in modo da contrastare le prime. Questo insolito terremoto di nervi mi rende totalmente inespressivo.
“Sei gentile”, rispondo: “Ma io vado matto per le mie mura, le ho tirate su apposta per riempire i vuoti tra uno spazio e un altro senza abusarne troppo e quando ho creduto che fossero superflue e di cattivo gusto, c’ho messo porte, finestre e passaggi spogli. Proprio non saprei dove metterlo, John.”
Mi mette una mano davanti alla bocca e mi dice di star zitto, che chi non ama l’astrattismo non è degno di vibrare alla stessa intensità di Kandiskij.
“Non ti farò mai più un ritratto in vita mia”, sussurra appena e io so che John, più è silenzioso fuori, più è chiassoso dentro.
Jimi passa di lì con in bocca le mie patate e in mano la mia carne ai ferri e mi dice che la cena è pronta da un pezzo. Poi si avvicina a John e gli domanda: “Cos’è?”
“Sei tu, Jimi” risponde John: “E’ il tuo ritratto.”
Jimi non la fa tanto lunga, lo liquida con un: “No, quello non sono io, quello è un rettangolo, con dentro un triangolo, una pallina rossa e … sì, credo che tu ci abbia anche pisciato sopra”.
Mi tira via che quasi mi strappa il cardigan e poi ride: “Somiglia a Elvis”.
Elvis viene attratto dal suono del suo nome come un argonauta dal canto di una sirena. Con in bocca le mie patate e in mano un quarto della mia carne ai ferri mi dice “la cena è pronta, Shaun” e poi chiede a John: “Cos’è?”
“Sei tu!”, risponde John: “E’ il tuo ritratto”.
Sta un attimo a guardarlo e poi dice: “Cristo santo, amico mio, quello non sono io!”
Io e Jimi siamo ormai lontani, ma tra le nostre gambe schizzano piccolissimi frammenti del quadro come gocce d’olio bollente. E’ sempre una grand’opera quella dell’artista che annienta il proprio mondo fino a farne rimanere nulla, quello che John chiama “la particella di Dio”.
Come la morte è fatta di organismi viventi, il nulla è anch’esso sostanza. Non c’è spazio al mondo, infatti, che non sia composto di materia. Il nulla è persino così fisico da essere il materiale principe dell’artista che, illuso dall’apparente vuoto di fronte o dentro di sé, cerca di colmare la mancanza con la creazione. Ma il dolore e l’angoscia non è nulla, è dolore, è angoscia e l’aria, se sai farla vibrare come abbiamo fatto noi quando eravamo ancora vivi, a occhi chiusi puoi anche vederla.
Elvis si avvicina sconvolto da tutta quella veemenza.
“Che individuo” farfuglia.
“Potevi farlo contento e dirgli che ti piaceva” gli dico.
“Non dire cazzate figliolo” risponde mangiandosi le parole come quando cantava nei piccoli club di Tupelo: “Io non ho più quel ciuffo da cinquant’anni almeno”.

Alessandro Cascio – Tutta la maledetta verità sull’astrattismo, Da: L’infinita bontà di Jesus Escobar 2013 (Un romanzo che vi dice tutta la maledetta verità su ogni cosa o quasi)

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