La verza bisessuale

On 17/08/2022 by alecascio

Cavolo Verza Biologico | Lo Puoi Trovare Online da Paniere Bio

Oggi sono andato dal fruttivendolo.
Non so l’omosessualità, ma la bisessualità è sicuramente esistente in natura. Ne sono stato certo dopo aver comprato una verza, che non sapevo neanche cosa fosse ma l’ho vista e mi sono detto: perchè non fare esperienze nuove, del resto si vive una volta sola.
La verza è un po’ broccolo e un po’ lattuga, per lei non vale la famosa frase di Freud: “Nella vita o sei broccolo o sei lattuga”. Lei ha deciso di essere entrambe le cose, più che deciso è così dal concepimento, magari all’inizio pensava di essere lattuga e si mischiava all’insalata con pomodorini e origano, ma credo che a un certo punto si sia sentita inadatta.
“Hey, hai visto quella quanto è increspata?” avrà detto un pomodorino alla carota.
“Strana per essere una lattuga, non trovi?”
“Ci sta impregnando tutti di un odore nauseante”.
“Ti dico che non è una lattuga, quella sa di bicchieri di cristallo, è insapore, se non fosse per me non riuscirebbero neanche a ingoliarla, lei invece sa di broccolo” ha risposto sospettoso l’origano.
“Un broccolo è alto, sodo, orgoglioso, eretto, puro… lei invece”
L’hanno guardata tutti di sbieco, perchè la lattuga era una comoda compagna e invece, arrivata la verza, tutti loro sapevano di verza.
I commensali inforchettarono una carota ed esclamarono:
“Insalata di verza, deliziosa”.
“Sono una carota, idiota daltonico”
Il pomodorino si scagliò contro la verza che fino a quel momento non aveva detto una parola:
“Ci farai diventare tutti verze come te! Cosa penserà mia madre?”
Quella finalmente rispose: “Possiamo o no convivere come vegetali civili?”
“Certo che no” ribattè il pomodorino, “vai con i tuoi amici alle tue sconce sagre della verza e lasciaci in pace”.
Il pomodorino si frullò tra i denti di un altro commensale che ne degustò lo squisito sapore salino:
“Pomodoro pachino” esclamò.
“Ecco qui un intenditore” urlò il pomodorino, “dillo a tutti i presenti che non sono fro…”
Ma prima che finisse la frase morì come aveva sempre desiderato, come si confaceva a uno della sua fiera razza.
La verza da quel momento in poi si fece indigesta se cruda, indigesta se troppo cotta, era rimasta alquanto scossa dalla cena e nessuno sapeva più che farne di lei.
Poi un giorno arrivò una cuoca dal delicato accento siciliano e provò a sbollentarla appena un po’.
“Non sei sbagliata” le disse, “è solo che non sanno come prenderti. Scommetto che ne hai passate tante, vero? Non temere, adesso ci sono qui io”.
Poi prese un po’ d’aglio e lo aggiunse alla padella.
“Buona sera, amico aglio” disse la verza: “Spero che la mia presenza non ti dia fastidio”.
“Ho problemi più grossi a cui pensare, non credi?” disse l’aglio: “Lo hai notato o no che sta pazza parla coi vegetali?”
Si guardarono e insieme si chiesero che fine avrebbero fatto.
“Finiremo sul tavolo di qualche ragazzetto che ci sputerà sul pavimento o nelle fauci di qualche prete pedofilo, te lo dico io”.
D’improvviso un ortaggio oblungo e leggermente ricurvo uscì dalla penombra, tremante e con gli occhi persi nel vuoto si rivolse ai due balbettando: “A… almeno con voi pa…pa…parla soltanto”.
Poi si lasciò cadere dal banco colazione.

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