Come ebbe inizio la caduta del dominio frigido – di A.Cascio

On 02/08/2017 by alecascio

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Fu così che tutto ebbe inizio.
L’ultima primavera l’avevo passata nascosto in una piccola casa disfatta dal tempo ma eretta anni prima nel bel mezzo di una collina da un contadino solitario, un saggio o forse un burbero, estremi con almeno una cosa in comune tra loro: la bassa considerazione degli altri, di chi come me stava nel mezzo. Pensai di non essere gradito neanche tra le macerie, ma quelli come me non godevano di alcuna stima ovunque andassero, non se avevano il marchio del peccatore sulla nuca e le mani ancora attaccate ai polsi.
Alcuni si erano pentiti, avevano accettato la purificazione e si erano offerti alla polizia islamica sottoponendosi all’amputazione.
“Shov” mi aveva detto Kalou, “non ci amputeranno altro, solo le mani”.
“Solo?” risposi e continuai a raccattare le mie cose. La Beretta nascosta tra la biancheria mi implorava di usarla fin quando i colpi non si fossero esauriti, avrei perso la vita ma avrei tolto di mezzo otto stronzi da quel mondo che da quando aveva perso l’amore per il sesso, le droghe e le cazzate, aveva mostrato ai più lucidi quanto l’Eden fosse un Inferno dal quale fuggire, non una meta da inseguire.
“Senti” cercò di fermarmi Kalou, “la legge sull’evirazione è stata cancellata definitivamente, potremmo ancora procreare, ci danno l’opportunità di …”
Afferrai quel derelitto per il collo, lo spinsi al muro con tale forza che un po’ della sua aura si mischiò al cemento.
“Mi masturberò sulla tua tomba, amico mio, poi una alla volta schizzerò del mio seme quella di ogni soldato, di ogni mutilato, di ogni evirato e infine farò festa con quella del Supremo Imam, me la scoperò anche, la sua salma, le verrò dentro come…”
Si divincolò e mi strinse a sé: “Non sulla mia! Auspico la tua vittoria e il tuo trionfo, ma ti prego, non sulla mia e su quella di chi non riesce ad avere il tuo coraggio. La paura è una malattia, è una malattia amico mio”.
Eppure io ero stato allevato nei giardini della rabbia, lasciato crescere come erba selvatica, pestato senza riguardo e poi ricresciuto, privo di germogli e fiori, ero spoglio ma temerario e in quegli anni in cui la legge del nemico ci aveva soggiogato, non importava avere cuore, il fegato era l’unica cosa necessaria.
Eravamo depravati ragazzi normali prima che quel maledetto occhio sui nostri computer non ci osservasse mentre, con l’amore di un allevatore iracheno per le sue pecore, impugnavamo i nostri giovani membri e schizzavamo sui finti orgasmi di Riley Steele, Sasha Grey o della piccola Mia Khalifa, lapidata nuda di fronte a una folla di soggiogati fondamentalisti di San Diego, l’ultimo dei luoghi caduti, il più solido avamposto della cultura agnostica, della fica e di quel cazzo che mi pare.
Quel cazzo che mi pare, da un secolo non sentivo ripetere quella frase.
Sistemai la mia roba su un mobile antico sopravvissuto ai calcinacci sacrificando una delle mie maglie per ripulirla e scorsi un vecchio Pc incastonato tra due grossi massi. Quel che ne rimaneva era un reperto archeologico di un semplice uomo, nessun saggio e nessun burbero, ma un impuro rifugiatosi nel nulla a segarsi fino alla cattura. Un Pc fisso privo di webcam: eppure sarebbe stato così facile se solo avessimo ascoltato Snowden e i suoi seguaci.
La notte la passai a pensare a come sfruttare il mio tempo per liberare almeno un lembo di terra da quella piaga fondamentalista, la loro ideologia assurda aveva dato per scontato che non ogni uomo e ogni donna della terra avessero posato le mani sui propri genitali sognando un sesso irreale ma appagante, non avevano riflettuto sul fatto che il miglior porno al mondo fosse la fantasia, avevano invece perseguitato solo gli inetti come me, troppo pigri per sognare posizioni e forme, bisognosi di un deviato input dozzinale.
“Fermo o sei morto” sentii una voce femminile alle mie spalle.
“La maggior parte dei morti sta ferma, è un paradosso non ti pare?”
“Non mi distrarrai con la sagacia, ripetimi l’ultimo versetto dell’ultimo capitolo del Corano, adesso o ti sparo un colpo in testa”.
Sorrisi.
“Tramutato in angelo nero arriverà, con i capezzoli forati e le manette ai polsi e in verità… com’era… le sue sacre labbra sui nostri sacri uccelli poserà”.
Sorrise.
Non mi chiese di voltarmi e quindi non la vidi abbassare la guardia, ma intuii dal tono di voce che a quel suo trabochetto non ero abboccato e che quindi avrei avuto salva la vita.
“Saresti pronto a morire per la causa degli agnostici in un modo così stupido?”
“No a dire la verità” risposi, “è che davvero non so una sola cazzo di parola di quello stupido libro e di qualsiasi altro stupido libro scritto da un Dio: odio gli scrittori egocentrici”.
Quando finalmente riuscii a gurdarla ebbi la visione di Enoch il giusto dell’aldilà, distorta dalla mia sete di erotismo.
Cascate di squirting si scagliavano prepotenti su dildo arcobaleno e orde di donne bevevano sperma dai rivoli che costeggiavano le cosce carnite dell’Origine del mondo di Coubert.
“Sasha” dissi ma non si meravigliò del fatto che conoscessi il suo nome e di avermelo fatto venire duro soltanto strizzandomi l’occhio.
Sotto quel piccolo avamposto decadente dell’ultimo uomo libero al mondo, un set costruito con dovizia rappresentava disparati sfondi delle città più importanti del pianeta soggiogate dal dominio frigido.
“Lo scopo è quello di divulgare le nostre opere, di convincere il nemico asessuale che ancora non hanno il pieno potere delle nostre terre. Istanbul” indicò una gigantografia di Palazzo Dolmabahçe, “Parigi, New York, Londra, Roma”.
Un uomo sui trenta stava cercando di infilare la parte anteriore della sua faccia nella fica arrossata di una giovane teenager giapponese; un nero vestito da beduino stava prendendo da dietro una principessa Disney; un prete stava dicendo messa a un gruppo di ragazze vestite da scolarette mentre una suora gli succhiava il cazzo rumoreggiando come un ubriacone attaccato alla bottiglia.
“E’ immorale, è depravato, è blasfemo, è…” tirai fuori l’ultimo centimetro cubo di ossigeno rimasto nei polmoni e sospirai: “Bellissimo”.
“Allora sei dei nostri?” mi chiese Sasha.
Guardai impallidito e ammirato un group pissing dentro a una piscina gonfiabile e mi slacciai la patta dei pantaloni.
“Sì” risposi a brache calate.
“Bene” mi guardò lei, “allora rivestiti e metti in spalla questo zaino. Ci serve un fattorino che distribuisca i nostri porno da vendere sottobanco.”
Rimasi in erezione nonostante la donna dei miei sogni mi avesse appena mostrato l’immagine cruda di due settantenni omosessuali con un dito nel culo e uno nell’orecchio.
“Sai come fare?”
Per un attimo avevo scordato la mia causa, avevo amato la vita a tal punto da desiderare di perderla pur di viverla.
“So come fare” risposi.
E lo feci.
Sì, fu proprio così che tutto ebbe inizio.

AC – Come ebbe inizio la caduta del dominio frigido

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